Ecco: sto alla porta e busso!

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Dal 7 all’8 ottobre abbiamo vissuto un’esperienza di formazione sulle relazioni guidata dallo psicologo e psicoterapeuta Ignazio Punzi. Queste giornate, intitolate: “Siate fecondi. Elementi base per una grammatica dell’umano nel discernimento vocazionale” si sono caratterizzate per i numerosi stimoli alla riflessione personale, ma anche e soprattutto, per la possibilità di regalarci un tempo di condivisione. Ciascuno di noi è stato invitato a consegnare all’altro un pezzo della propria storia riconoscendovi in essa i doni ricevuti. Abbiamo capito che alla luce di questi “semi piantati”, ricevuti da altri, siamo chiamati a vivere il tempo attuale come kairòs ovvero come “tempo della speranza e della profezia” in cui Dio agisce. Per entrare in quest’ottica Ignazio ci ha incoraggiati a sfondare le nostre barriere, a porci in atteggiamento di ascolto non giudicante ma accogliente, a lasciarci stupire e provocare dalla narrazione dell’altro. Tutto ciò diviene – Ignazio ce lo ha ricordato – un appello urgente ad uscire dai confini sicuri dei nostri schemi mentali per avventurarci verso quella “terra promessa” che è il nostro prossimo. Abbiamo scoperto così che è solo lì, nell’aprire la porta allo sconosciuto, all’ospite inatteso, che possiamo conoscerci veramente, così come ci ricorda l’Apocalisse: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.

Due giornate di formazione che si sono rivelate un’occasione per comprendere come la nostra vita sia qualcosa di radicalmente intrecciata e connessa alla vita degli altri. Sicuramente tutto questo ha fatto bene alla nostra comunità: nel raccontarci le gioie e le preoccupazioni che ci attraversano ci siamo riscoperti pellegrini che, disorientati talvolta dalla paura e dalla sensazione di essere soli, si riconoscono bisognosi di lasciarsi toccare, guarire e coinvolgere dalla promessa di quell’Amore che precede. Proprio dalla consapevolezza dell’essere amati possiamo assumere uno sguardo nuovo, uno sguardo del cuore che sappia cogliere la novità e la bellezza degli altri. È solo così che possiamo ripartire per compiere passi generativi!

Federico Toccane