Terremoto in Colombia, Caritas in prima linea per raggiungere le comunità più isolate

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Arrivare con gli aiuti anche “fino all’angolo più remoto”, là dove strade, collegamenti e comunicazioni sono più difficili e il rischio è che le comunità più fragili restino escluse dai soccorsi. È questo l’obiettivo della mobilitazione della rete Caritas dopo il devastante terremoto di magnitudo 7,4 che nella mattina di lunedì 10 agosto ha colpito la Colombia, con epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó.

Il bilancio della tragedia continua ad aggiornarsi con il procedere delle ricerche e con l’arrivo di informazioni dalle zone più isolate. Al 16 agosto si contavano circa 290 vittime, oltre 4.200 feriti e più di 140 persone ancora disperse. Il sisma ha provocato danni ad abitazioni, strutture sanitarie, scuole, vie di comunicazione e servizi essenziali in diverse aree dell’ovest del Paese.

Particolarmente difficile è la situazione nel Chocó, dove si trovava l’epicentro. In molte zone rurali la mobilità è legata soprattutto ai corsi d’acqua e sono necessarie lunghe ore di navigazione per raggiungere i centri principali. La connettività è spesso precaria o assente e numerose comunità indigene, afrodiscendenti e rurali vivono già condizioni di povertà ed esclusione, aggravate dalle conseguenze del conflitto armato.

Caritas: “Arrivare alle comunità meno visibili”

Fin dalle prime ore dell’emergenza il Secretariado Nacional de Pastoral Social-Cáritas Colombiana ha attivato il proprio Servizio Nazionale di Emergenza, mettendo in rete le Pastorali sociali e le Caritas delle diocesi maggiormente coinvolte.

La priorità è individuare le necessità e fare in modo che gli aiuti raggiungano soprattutto chi vive nelle aree più difficili da raggiungere. “Per Caritas – sottolinea Luisa López, specialista nazionale per le emergenze di Cáritas Colombiana – una delle principali preoccupazioni è precisamente arrivare alle comunità che possono rimanere meno visibili all’interno dell’emergenza”.

La prima ricognizione della rete Caritas individua tra i bisogni più urgenti alimentazione e acqua sicura, prodotti per l’igiene, alloggi temporanei, assistenza sanitaria e sostegno psicologico, oltre alla protezione delle famiglie che non possono rientrare nelle proprie abitazioni. Ma lo sguardo è già rivolto anche alla fase successiva: molte persone hanno perso strumenti di lavoro, piccole attività e fonti di reddito e sarà quindi necessario accompagnare nel tempo il recupero dei mezzi di sussistenza.

“Con Colombia, hasta el último rincón”

La Conferenza Episcopale Colombiana e Cáritas Colombiana hanno lanciato la campagna nazionale “Con Colombia, hasta el último rincón”, “Con la Colombia fino all’angolo più remoto”, chiamando diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e cittadini a mobilitarsi per le popolazioni colpite.

Una solidarietà che deve però essere anche organizzata: le risorse raccolte vengono coordinate dal Servizio Nazionale di Emergenza e indirizzate verso i territori sulla base delle necessità effettivamente rilevate. Le Caritas diocesane e le realtà ecclesiali locali sono chiamate a svolgere un ruolo decisivo proprio grazie alla loro presenza capillare e alla conoscenza diretta delle comunità.

Caritas Italiana già presente nel Chocó

In questo quadro assume un valore particolare la presenza già consolidata di Caritas Italiana, che attraverso fondi CEI sostiene da tempo, insieme a Caritas Colombia, un’azione umanitaria proprio nei municipi più remoti del Chocó.

L’intervento è rivolto in particolare alle comunità indigene e afrodiscendenti e alla popolazione venezuelana stabilitasi nella regione, in territori segnati da povertà, esclusione e violenza. La presenza costruita negli anni consente oggi alla rete Caritas di poter contare su relazioni con le comunità, conoscenza del territorio e collaborazione con le realtà locali: elementi preziosi per capire dove i bisogni siano maggiori e soprattutto per raggiungere chi rischia di rimanere fuori dai circuiti ordinari dei soccorsi.

Dal Papa 100 mila euro attraverso Caritas

Alla mobilitazione della Chiesa colombiana si è aggiunta anche la vicinanza concreta di papa Leone XIV. Attraverso il Dicastero per il Servizio della Carità – Elemosineria Apostolica, il Pontefice ha disposto un primo contributo urgente di 100 mila euro destinato alle diocesi colpite.

La somma sarà inviata al Secretariado Nacional de Pastoral Social-Cáritas Colombiana, che coordina la raccolta e la distribuzione degli aiuti sulla base delle necessità delle popolazioni colpite. Lo stesso Papa, all’udienza generale del 12 agosto, aveva assicurato la propria preghiera per le vittime, i familiari e quanti sono stati colpiti dalla tragedia, ringraziando quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso.

La vicinanza della CEI

“Vicinanza fraterna e partecipazione commossa” sono state espresse dal Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, al popolo colombiano. In una lettera indirizzata a Mons. Francisco Javier Múnera Correa, Arcivescovo di Cartagena e Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, il Card. Zuppi ha manifestato la solidarietà della Chiesa italiana “in questo momento di grande sofferenza”, con “l’impegno a destinare risorse straordinarie per far fronte a questa prima emergenza”.

“La preghiera ci unisce e ci rende prossimi a chi soffre, soprattutto ai più poveri e fragili, ai familiari delle vittime, a chi è ancora in attesa di notizie dei propri cari”, ha affermato il Presidente della CEI affidando “al Signore le persone che hanno perso la vita, perché conceda loro la pace eterna”. “Preghiamo – ha aggiunto – per i feriti, per gli sfollati e per quanti hanno perso la casa e i mezzi necessari alla vita quotidiana. Il Signore sostenga chi è nella prova e dia forza agli organismi di soccorso, al personale sanitario, ai volontari e a quanti, come è scritto nel messaggio della Sua Conferenza Episcopale, con generosità e coraggio si dedicano alla ricerca, al soccorso e all’assistenza dei colpiti dalla tragedia”.

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Foto CEI