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Pubblicato il Rapporto di Arcidiocesi per il 2019, con bilancio economico e focus sulle attività. Tra gli Enti afferenti Fondazione Comunità Solidale, Seminario, Fondazione Fraternitas, Casa del Clero e Museo Diocesano Tridentino

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L’Arcidiocesi di Trento pubblica per il terzo anno consecutivo il proprio bilancio e di molti tra gli Enti afferenti. Il Rapporto 2019 (scaricabile qui), dato di recente alle stampe (edizioni Vita Trentina) e distribuito alle comunità parrocchiali, conferma il percorso ormai stabilmente intrapreso. «La trasparenza, anzitutto sui numeri, – commenta l’arcivescovo Lauro Tisi nella presentazione – credo sia la cartina tornasole dello stato di salute di ogni comunità che accetti di sottoporsi a quella straordinaria ‘macchina della verità’ offerta dal Vangelo. Trasparenza – aggiunge Tisi – come primo passo verso quella condivisione piena, radicata non su teorie e vuote dottrine, ma sulla presa d’atto collettiva, tra fratelli e sorelle che condividono la stessa fede, del dato di realtà».

Il bilancio del 2019 si chiude con una perdita di € 433.569, sensibilmente inferiore a quella registrata nel 2018 (€ 2.293.586). «Per consentire, tuttavia, un raffronto omogeneo ed evidenziare l’effettivo andamento della gestione dell’Arcidiocesi – premette l’Economo diocesano Claudio Puerari – occorre segnalare che il risultato del 2019 beneficia di rivalutazioni e utili realizzati sugli investimenti finanziari di € 1.767.590, rispetto a svalutazioni del medesimo comparto nell’esercizio precedente di € 638.793. Si tratta di effetti economici caratterizzati da elementi di aleatorietà (le rivalutazioni) e straordinarietà (le plusvalenze da realizzo) non necessariamente ripetibili, come confermano peraltro i primi mesi del 2020 anche a causa dell’emergenza sanitaria COVID‐19. Per rendere trasparente l’andamento economico caratteristico della Diocesi appare, quindi, opportuno ‘sterilizzarlo’ da tali effetti».

In tal caso, il risultato 2019 si attesterebbe in – € 2.201.159 (- € 433.569 euro al netto di € 1.767.590 di rivalutazioni e plusvalenze da realizzo) rispetto a – € 1.654.793 del 2018 (- € 2.293.586 al netto di € 638.793 di svalutazioni), con un aumento della perdita tra i due esercizi del 33%.

Sul versante patrimoniale, le immobilizzazioni, al netto degli ammortamenti, rappresentano l’86% del totale attivo di € 110,7 milioni e sono dovute per 37 milioni a terreni e fabbricati strumentali e per 26 milioni a terreni e fabbricati non strumentali. Le immobilizzazioni di natura finanziaria sono pari a 29 milioni (-7% rispetto al 2018). All’interno di questa quota, poco più di 27 milioni sono relativi al 21,7% del capitale dell’Istituto di Sviluppo Atesino (ISA), istituito nel 1929.

Il patrimonio netto di Arcidiocesi si attesta a € 76,5 milioni, in crescita del 3% rispetto al 2018, per via della diminuzione della perdita sopra descritta.

I contributi ricevuti dalla CEI rappresentano il 16,2% dei ricavi totali; le tasse diocesane e le entrate da attività pastorali il 5,6%; i contributi da privati ed enti il 36,4%; i contributi pubblici su immobili il 12,2%; i ricavi dalla gestione del patrimonio immobiliare (affitti e recuperi di spese) il 12,2%; i ricavi finanziari il 20,9%; altri ricavi lʼ1,6%.

I costi nel loro complesso aumentano di € 2.424.520 (+23,8%). Al netto degli accantonamenti a rischi e oneri l’aumento si riduce a € 302.973 (2,9%), ma conferma l’ampiezza degli impegni di spesa e della rigidità della struttura dei costi fissi che impegnano la Diocesi. La voce preponderante è costituita dalle spese per la “forza lavoro” che incide per il 29,4% dei costi “effettivi” totali.

«Nella sostanza – aggiunge Puerari – viene quindi a ribadirsi la fragilità economico‐finanziaria della Diocesi in più occasioni segnalata, derivante dalla sua esposizione ad incertezze dal lato dei ricavi/entrate e dal responsabile impegno a sostenere una struttura di costi fissi/uscite di assoluto rilievo. Tale diagnosi stimola a proseguire con convinzione nell’efficientamento organizzativo e in una più oculata gestione. Un percorso non agevole, ma con risultati incoraggianti».

Due gli aspetti chiave dell’inizio di un’inversione di tendenza: la riforma organizzativa della Curia diocesana, introdotta appena due anni fa (primavera 2018), anche a beneficio dei diversi Enti afferenti, e una politica di razionalizzazione nella gestione del patrimonio immobiliare, con l’ampliamento degli immobili non strumentali da destinare alla produzione di reddito.

Il Rapporto contiene anche gli schemi di bilancio al 31 dicembre 2019 dei principali Enti diocesani. Oltre a Fondazione Comunità Solidale e Seminario Maggiore Arcivescovile, già presenti nel Rapporto 2018, nell’edizione 2019 si vanno ad aggiungere Fondazione Fraternitas Tridentina, Fondazione Casa del Clero e Museo Diocesano Tridentino.

La parte descrittiva del Rapporto si presenta quest’anno maggiormente integrata al dato economico sotto la denominazione “Oltre il bilancio”. Accanto all’attività caritativa di Arcidiocesi (con il resoconto della distribuzione dei fondi dell’otto per mille e dei servizi offerti nell’anno da Caritas e Fondazione Comunità Solidale), tale sezione si concentra su uno degli ambiti più rilevanti nel rapporto tra amministrazione diocesana e comunità parrocchiali sul territorio: il Servizio Autorizzazioni, dove, oltre ad istruire le pratiche in vista della concessione delle licenze previste dal diritto canonico, vengono vagliate e coordinate le domande di contributo per lavori di risanamento e ristrutturazione di beni destinati al culto e alla pastorale. La sezione descrittiva dedica poi spazio al prezioso servizio ai preti offerto dalla Casa del Clero e all’offerta culturale del Museo Diocesano Tridentino, sempre più diversificata e qualificata.

Presentato il bilancio di Arcidiocesi, Fondazione Comunità Solidale e Seminario. Vescovo Lauro: “Rendere conto è da adulti”

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Bilanci contabili, ma non solo. Dopo la novità assoluta dello scorso anno, l’Arcidiocesi di Trento presenta il proprio Rapporto 2018, dal titolo “La Chiesa per il territorio”.  Il Rapporto è stato illustrato nella mattinata di oggi,  sabato 21 settembre, a Trento al Collegio Arcivescovile ai rappresentanti delle 452 comunità parrocchiali del Trentino e in particolare ai membri dei Consigli per gli affari economici. In apertura, la riflessione dell’arcivescovo Lauro che ha sottolineato come la “Chiesa non può dimenticare che i suoi beni hanno una sola finalità: contribuire a comunicare la speranza evangelica e mostrarla nella concretezza di una mano tesa a chi fa più fatica”. “Rendere conto – ha detto ancora Tisi – è da adulti, è atto responsabile, la trasparenza è bellezza”

Non a caso il cuore della parte descrittiva del Rapporto documenta l’impegno della Chiesa trentina sul fronte della povertà con il resoconto della distribuzione dei fondi dell’Otto X mille e dei servizi offerti nell’anno da Caritas e Fondazione Comunità Solidale a quasi tremila persone in situazione di bisogno incontrate nei Centri di ascolto sul territorio.

Nella prima parte della mattinata sono state proposte dal cancelliere don Alessandro Aste e dal vicario generale don Marco Saiani preziose indicazioni sulle finalità e modalità di rendicontazione economica, da applicare anche all’interno delle comunità parrocchiali. Dal Vanoi, la testimonianza della virtuosa collaborazione tra parrocchie avviata per sostenere le comunità in maggiore difficoltà economica.

Quindi spazio ai dati del bilancio 2018 di Arcidiocesi, comparato all’esercizio precedente, e alla relazione dell’Economo diocesano Claudio Puerari che l’ha illustrato nel dettaglio alla platea.

Sul versante patrimoniale, le immobilizzazioni, al netto degli ammortamenti, rappresentano l’86% del totale attivo di € 113,4 milioni e sono dovute per € 38,6 milioni a terreni e fabbricati strumentali (utilizzati per la propria attività) e per € 26 milioni a terreni e fabbricati non strumentali. Le immobilizzazioni di natura finanziaria sono pari a € 31,1 milioni (in lieve diminuzione rispetto al 2017). All’interno di questa quota, poco più di € 27 milioni sono relativi al 21,7% del capitale dell’Istituto di Sviluppo Atesino (ISA), istituito nel 1929.

Il patrimonio netto di Arcidiocesi si attesta a € 74,6 milioni, in flessione del 3% rispetto al 2017, a seguito della perdita dell’esercizio 2018 di € 2,3 milioni.

La perdita è generata dalla differenza tra ricavi per € 8,2 milioni (l’aumento di 422 mila euro rispetto al 2017 è dovuto ad eventi straordinari e non ad una crescita delle entrate ordinarie) e costi (comprensivi delle imposte) per € 10,5 milioni, caratterizzati, come segnalato nell’esercizio precedente, da notevoli elementi di rigidità.

Al pari dello scorso anno, Puerari ha messo in evidenza la delicata gestione economica dell’Arcidiocesi, chiamata a fronteggiare, strutturalmente, impegni di spesa particolarmente articolati, anche a beneficio delle diverse Entità diocesane, con entrate caratterizzate da permanenti elementi di incertezza. Alla luce di questa situazione, Puerari ha evidenziato l’importanza di ricercare margini di efficienza nel campo gestionale-economico, come avvenuto nel 2018 in ambito organizzativo, al fine di perseguire prospettive di sostenibilità durevole delle esigenze pastorali della Diocesi. In tale ottica, ha segnalato l’importanza di serie riflessioni sulle modalità di ottimizzare la gestione del patrimonio disponibile, sulla razionalizzazione delle attività di gestione e sul contenimento dei costi di funzionamento.

Il Rapporto annuale 2018 contiene, come elemento di novità rispetto allo scorso anno, informazioni sull’andamento economico-finanziario di due tra i più significativi Enti diocesani: la Fondazione Comunità Solidale e il Seminario Maggiore Arcivescovile. I dati di bilancio dei suddetti Enti sono stati presentati nel prosieguo della mattinata da Antonio Pacher (ex presidente della Fondazione) e Franco Debiasi (amministratore del Seminario).

Nella parte descrittiva del Rapporto 2018, anche in questa occasione edito da Vita Trentina, è posto in primo piano il percorso di rinnovamento avviato dalla Chiesa trentina, con la riorganizzazione territoriale derivante dal superamento dei decanati per una maggiore valorizzazione delle otto zone pastorali, ma anche dalla rilevante riforma della Curia diocesana, ridisegnata nella primavera dello scorso anno attorno a quattro grandi aree tematiche. Spazio anche all’apprezzata novità delle otto Assemblee pastorali decentrate nelle altrettante zone pastorali: l’arcivescovo Lauro riprenderà anche quest’anno il percorso nelle valli, al sabato mattina nei mesi di ottobre e novembre.

I dati relativi all’impegno sul versante della povertà sono accompagnati anche da tre storie emblematiche dell’attività ecclesiale sul territorio: l’ospitalità in appartamento della Diocesi per le famiglie dei malati in cura a Protonterapia, la disponibilità delle canoniche in val di Non per persone con disagio psichico (in convenzione con l’Azienda Sanitaria) e la preziosa collaborazione tra parrocchie avviata in Vanoi, come raccontato anche stamani dal vivo in sala.  Un focus nel Rapporto è quindi dedicato all’attività formativa e culturale con Seminario, Vigilianum e Museo Diocesano, mentre la parte finale della sezione descrittiva si è concentrata sul restauro della Cattedrale e sui lavori di consolidamento delle facciate di Palazzo Ceschi, sede di Curia, riportato nel dicembre 2018 al colore originario.

Presentazione Rapporto 2018 – Le foto sono di Gianni Zotta

IN ALLEGATO TESTO RAPPORTO 2018