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A Cles l’Assemblea pastorale delle Valli del Noce. Comunità accoglienti, oltre i campanili. Vescovo: “Non critichiamo i giovani”

Questionario sulla pratica di fede: “Spesso manca tempo”
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“Se ognuno di noi riesce a metterci la sua goccia, siamo certi che arriveremo al…mare”.  Nelle valli del Noce e dei suoi affluenti si è partiti dall’immagine simbolica del fiume – ingrossato poeticamente anche  dal sudore del lavoro e dalle lacrime della sofferenza – per descrivere il percorso comune della Zona pastorale valli di Non e di Sole compiuto in quest’anno con la regia del Consiglio di Zona. La partecipata assemblea all’oratorio di Cles, introdotta da un’invocazione dei santi   animata dal Gruppo Samuele, ha presentato al vescovo Lauro – anche oggi seduto ad ascoltare e prendere appunti per gran parte dell’Assemblea – alcuni snodi importanti per il cantiere pastorale della zona: da liturgie più partecipate e coinvolgenti ad un’attenzione non formale o rassegnata verso i giovani, dalla fraternità nei rapporti fra i vari organismi pastorali al reale coinvolgimento  delle famiglie nella catechesi. Ne han parlato una quindicina di persone – molte donne e anche qualche giovani di varie realtà pastorali, ben introdotti da Udalrico Fantelli con spunti realistici. È emersa una comunità di credenti che va ben oltre i campanili e il ruolo di stazione di servizio per offrirsi come ambiente accogliente e capace di attirare.
Novità dell’assemblea di zona – la quarta delle otto previste in diocesi prima di dicembre – è stata la presentazione di un questionario autoprodotto che pur senza pretese scientifiche ha raccolto oltre 550 opinioni di cristiani delle due valli, lasciando emergere l’attesa per una Chiesa più accogliente, credibile, libera e in grado di valorizzare i talenti di preti e laici insieme, compresi i giovani. Un dato? E’ la “mancanza di tempo” il motivo per cui anche i praticanti dicono di partecipare poco alla vita ecclesiale. Una prima sintesi operata da don Daniele Armani (accanto al vicario di zona don Renzo Zeni) sarà poi ripresa dal Consiglio di Zona e arricchita da altri questionari per cogliere altre attese finora inespresse.
Nel rilanciare il lavoro il vescovo ha sottolineato la capacità di “avviare processi, come dice Papa Francesco, senza pretendere di avere tutto chiaro” riconoscendo nei problemi delle opportunità di crescita. Ha elogiato i tentativi compiuti dai giovani di lavorare insieme, l’animazione della pastorale familiare (in dicembre ci sarà una festa delle famiglie a Malè per tutta la zona). Ha ribadito la priorità di “mostrare il Vangelo con la testimonianza”, ha messo in guardia dal rischio di guardare ai giovani proiettando su di loro la fotocopia negativa di noi stessi (“quando critichiamo i giovani stiamo facendo un selfie davvero brutto” ha chiosato) ed ha esortato preti e laici ad uno sguardo reciproco nuovo. “Voi laici chiedetevi come potete aiutare i vostri preti perché possano dedicarsi alle relazioni e si possano liberare di quanto potete fare voi”, ha aggiunto ribadendo la prospettiva di comunità fraterne in collaborazione reciproca.
Sull’assemblea di Cles – proseguita nel pomeriggio con i gruppi dedicati alla carità e agli oratori -, altri contenuti nel prossimo numero di Vita Trentina.
(da)