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Defunti, vescovo Lauro commemora i caduti per guerra, terrorismo, ogni violenza. “La nostra identità è nell’abbracciare l’altro, nell’incontro, nel dialogo”

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2 novembre. Commemorazione dei defunti con s. Messa presieduta dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi nel cimitero del capoluogo, in memoria delle vittime di tutte le guerre, con la benedizione finale al monumento ai caduti. Davanti ai fedeli e alle autorità civili e militari l’arcivescovo Lauro ha puntato il dito contro quella che ha definito la «società della performance», in direzione opposta alla strada indicata dall’umanità «concreta e grezza di Gesù di Nazareth».

«Il Dio cristiano vuole che nulla vada perduto. Non procede per separazione, ma per integrazione. Come dice il profeta Isaia, il nostro Dio non spegne ma ravviva il lucignolo fumigante; non spacca, ma restaura la canna inclinata. Siamo arrivati al punto di credere di esistere se sotto di noi c’ è qualcuno da schiacciare. Siamo molto poveri se per essere “noi” dobbiamo schiacciare qualcuno. La nostra identità è nell’abbracciare l’altro, nell’ incontro, nel dialogo».

«In un’epoca come la nostra, in cui tutti tendono ad auto-narrarsi attraverso i social, Dio non si narra, non ha scritto nulla, ma attraversa la storia buttandoci in faccia l’esempio di una vita vissuta con gli altri come compagni di strada. Non ci sono alternative: o vogliamo bene agli altri o siamo morti che camminano Questo è il nostro Dio. Un Dio che non vende etica ma vita, e che a volte, così inteso, è sconosciuto anche nelle stanze ecclesiastiche».
“Siamo qui oggi per invocare pace per i morti in circostanze violente: guerre, terrorismo, violenza su donne e bambini, ma anche vittime della strada, della montagna, di incidenti sul lavoro, nell’espletamento del proprio servizio. Consentitemi un particolare ricordo per Daniel Ioriatti, giovane padre morto per un malore in montagna, sul Sella, l’altro ieri, davanti agli occhi del figlio di dieci anni”.