Una Chiesa che cambia il proprio assetto territoriale è chiamata a interrogarsi anche sul modo di celebrare. Da questa consapevolezza ha preso avvio l’incontro formativo mensile del clero trentino, svoltosi giovedì 22 gennaio presso il seminario di Trento. Vi hanno preso parte presbiteri, diaconi, religiosi e religiose per una riflessione condivisa sulla vita liturgica nelle nuove configurazioni pastorali.
Il ritiro, dal titolo “Trasformazione territoriale e celebrazione liturgica: quali connessioni e prospettive?, è stato guidato da don Stefano Borghi, presbitero della diocesi di Reggio Emilia e docente di teologia pastorale, che ha proposto una lettura approfondita delle sfide legate alla riorganizzazione del territorio ecclesiale, in particolare attraverso la nascita delle unità pastorali.
Oltre l’organizzazione: la liturgia al centro
Nel suo intervento, don Borghi ha evidenziato come, in molti contesti, i cambiamenti siano stati affrontati soprattutto dal punto di vista organizzativo. L’attenzione si è spesso concentrata sulla distribuzione delle celebrazioni e sulla gestione delle presenze sacerdotali, lasciando in secondo piano la riflessione liturgica. Il rischio, ha sottolineato, è quello di ridurre la liturgia a una risposta funzionale alle difficoltà del momento, perdendone la dimensione teologica e comunitaria.
La domenica e le celebrazioni in assenza di presbitero
Don Borghi ha dedicato ampio spazio al tema della domenica, cuore della vita cristiana. In particolare, si è riflettuto sulle celebrazioni domenicali in assenza di presbitero, sempre più diffuse in diversi territori. Don Borghi ha richiamato il magistero della Chiesa, che riconosce queste celebrazioni come una possibilità reale a determinate condizioni, e insieme ha riportato considerazioni sui diversi aspetti implicati in questo discernimento (la celebrazione comunitaria della domenica, i ministeri, la presenza ecclesiale nel territorio).
Ministeri laicali: una responsabilità da riconoscere
La riflessione ha toccato anche il ruolo dei ministeri laicali, chiamati oggi a una responsabilità crescente nella guida della preghiera comunitaria e nell’animazione delle celebrazioni della Parola. È emersa con forza la necessità di una formazione adeguata e di un riconoscimento ecclesiale stabile, affinché il coinvolgimento dei laici non sia percepito come una soluzione di emergenza, ma come una risorsa autentica e strutturale per la vita delle comunità.
La forza del rito e la partecipazione dell’assemblea
Un passaggio centrale dell’incontro ha riguardato l’efficacia rituale della liturgia. Il rito è stato presentato come un’esperienza complessa e unitaria, in cui parole, gesti, silenzi, musica e relazioni concorrono a generare comunione. La partecipazione liturgica, ha ricordato il relatore, non è mai passiva, ma rende i fedeli parte integrante dell’evento celebrativo, coinvolgendo l’intera persona.
Assemblee da ripensare nei nuovi territori pastorali
Nel contesto della trasformazione territoriale, don Borghi ha invitato a ripensare il modo di radunare le assemblee, superando una logica puramente quantitativa o funzionale. Non si tratta soltanto di ridurre o accorpare le celebrazioni, ma di creare le condizioni perché i fedeli possano partecipare a riti curati, coerenti e realmente significativi, capaci di esprimere la soggettualità delle comunità anche all’interno di assetti pastorali riorganizzati.
Una domenica dal valore iniziatico
Lo sguardo si è infine aperto a una prospettiva iniziatica della domenica, intesa non come un semplice appuntamento settimanale, ma come un’esperienza che educa progressivamente alla fede e alla vita ecclesiale. In questa prospettiva, piccole assemblee diffuse nel territorio e grandi raduni festivi non sono realtà in competizione, ma momenti complementari di un unico cammino comunitario.
Piste di lavoro per il futuro
L’incontro ha offerto al clero trentino, ai religiosi e alle religiose presenti, elementi di discernimento e concrete piste di lavoro, per accompagnare le comunità in una fase di profondo cambiamento.
La riorganizzazione pastorale è stata così riletta non solo come una necessità organizzativa, ma come un’opportunità per riscoprire la centralità della liturgia nella costruzione della vita ecclesiale e nella presenza della Chiesa sul territorio.




