Lo scorso 24 dicembre papa Francesco ha aperto la Porta Santa nella Basilica di San Pietro, inaugurando così il Giubileo della Speranza per tutta la Chiesa Universale. Poi, nelle varie diocesi, i singoli vescovi hanno potuto iniziare questo Anno Santo cinque giorni dopo, il 29 dicembre. Anche in diocesi di Trento, si è svolta questa importante celebrazione.
Per prepararsi al meglio ad essa, e a tutto l’anno che verrà, la pastorale giovanile ha organizzato un campo invernale di due giorni in Seminario per tutti i gruppi parrocchiali che hanno voluto partecipare. Per quanto mi riguarda, ho potuto aderirvi non solo quanto seminarista, ma anche come parte del gruppo di Cognola e Martignano. Questo è stato per me importante anche per sentirmi ancora più parte dell’incredibile folla di giovani, circa trecento, che è entrata in cattedrale in processione portando la croce giubilare.
È stato emozionante poi far parte di tutta l’assemblea riunita in duomo: circa mille persone. Inoltre, avendo il compito di fare servizio liturgico, muovendomi nel presbiterio, posso testimoniare come fosse difficile riuscire a passare. E pensare che fosse complicato per la presenza di troppi giovani o comunque troppe persone, ancora mi riscalda il cuore. Quello che sto cercando di dire è che abbiamo potuto, io e tutti coloro che hanno partecipato, vedere una Chiesa viva, che ha ancora qualcosa da dire al mondo d’oggi, che desidera riunirsi ancora insieme per professare la propria fede in Gesù. La speranza allora non è solo quella tematizzata dal Giubileo, ma anche quella che tutti i ragazzi e tutte le persone accorse in duomo, assieme a chi non ha potuto, possano veramente vivere questo tempo, con la gioia nel cuore di star seguendo il Signore nella propria vita! La Speranza vissuta con la consapevolezza che nella fede non si è mai da soli, ma esiste e c’è una Chiesa concreta, fatta di volti, che ci sostiene nel cammino e che cammina con ciascuno di noi.
Sebastiano Spagnolli





