Essere figli, protagonisti di relazioni responsabili

L'eco della Cattedra del Confronto con Perroni-Dionigi
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Ricchi spunti di riflessione sull'”Essere… figli“, primo tema della nuova edizione della Cattedra del confronto dedicata a figli, madri e padri, sono stati offerti dalla biblista Marinella Perroni e dal latinista Ivano Dionigi nell’incontro di apertura del percorso di riflessione, giunto al decimo anno, promosso dall’Ufficio diocesano Cultura e Università in collaborazione con un gruppo di docenti dell’Ateneo di Trento, svoltosi lunedì 5 marzo in una gremita Sala della Cooperazione in via Segantini, a Trento.

Essere figli è una condizione che ci accomuna tutti – ha detto nel saluto introduttivo don Andrea Decarli, direttore dell’Ufficio diocesano Cultura -, ed è caratterizzata da due elementi: l’origine e l’eredità. Qualcuno ci ha donato la vita, poi si diventa figli e si impara a vivere da figli, passando, con il tempo, dall’essere accuditi all’accudire“.

Dopo gli interventi dei relatori (vedi n.10 Vita Trentina), un breve video con spezzoni tratti da alcuni film sull’argomento ha introdotto le domande della sala, arricchendo l’approfondimento offerto su un tema che incrocia aspetti educativi, psicologici e sociologici.

Se ai figli spetta la responsabilità di prendersi cura dei genitori, in questo compito è ravvisabile un significato di redenzione del peso che comporta? Come si può invertire l’ordine di posizione tra maestri e ministri? Come intendere la disarmonia del mondo di oggi?

Di generazione in generazione – ha risposto Marinella Perroni -, ogni generazione viene redenta da quella successiva, non perché sia migliore, ma perché c’è sempre qualcosa da sanare: le relazioni devono curare, altrimenti non hanno senso, e redimere nel senso di ricostituire. La sensibilità per la disarmonia è una risorsa: la fragilità, l’asimmetria sono ciò che caratterizza la condizione umana, qualcosa da considerare non come perdita ma come ricchezza“.

Per avere maestri al posto di ministri occorre un Paese più colto – ha commentato Dionigi -: chi ha il compito di guidarci deve avere il senso del destino degli altri, riscoprire il noi che ci rende uomini responsabili. Il pensiero tecnico-scientifico è progredito al punto che, pur essendo imperfetti e finiti, abbiamo costruito macchine che ci superano e durano: in ciò sta la contraddizione che crea lo squilibrio, mentre il pensiero filosofico procede a rilento. Di fronte al deficit di pensiero occorre privilegiare l’ars interrogandi, ridare sostanza alle parole e alla dimensione del tempo. La scuola purtroppo è una realtà tormentata, affetta da una malattia infiammatoria, la riformite, ma ai giovani dico di essere rigorosi, di osare e di impegnarsi in politica“.

La Cattedra proseguirà lunedì 12 marzo indagando l'”Essere madri” con la filosofa Carla Canullo e il teologo Giovanni Cesare Pagazzi.

Tutti gli incontri si svolgono alle 20.45, alla Sala della Cooperazione in via Segantini. (Patrizia Niccolini)

Fotoservizio: Gianni Zotta