Calicanto di vita, testamento di Fedrizzi

Il libro edito da Vita Trentina si presenta al Vigilianum giovedì 5
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Sarà presentato giovedì 5 aprile al Vigilianum (ore 17.30)  il libro “Nell’inverno un calicanto”, edito da Vita Trentina in collaborazione con Pastorale diocesana della Salute e Vigilianum stesso. Il libro propone in 140 fitte pagine il racconto della sofferenza per la malattia inguaribile vissuta dal dottor Alessandro Fedrizzi, medico del Servizio Cure Palliative dell’Azienda Sanitaria trentina. Il libro è scritto a quattro mani da Alessandro e dalla moglie Maria Turri in Fedrizzi,  che sarà presente alla presentazione insieme all’amico di famiglia don Renato Tamanini e  al direttore di Vita Trentina, Diego Andreatta. L’invito è aperto a tutti.

Il libro punta a condividere anche il bene spirituale sperimentato durante l’accompagnamento di un parente verso la fase ultima della vita, ma può valere anche in una malattia cronica. “Spesso è chi sta a fianco del malato – scrive la signora Maria nell’introduzione, e molti lettori ben comprendono questa osservazione – che si ritrova le energie per allargare il cerchio delle condivisioni, con la delicatezza di ascoltare profondamente la sensibilità di chi attraversa la prova non forzando, ma aiutandolo a riconoscere il bisogno profondo di essere amato, visto, accompagnato. E può avvenire un miracolo. Chi è debole, sofferente e bisognoso di aiuto si riscopre canale attraverso cui passa forza risanante per tutti. Non è sua quella forza, ma offrendosi collabora con essa”.

CHI ERA ALESSANDRO FEDRIZZI

Sono passati 4 anni dalla scomparsa – alla soglia dei 62 anni –  di Alessandro Fedrizzi, medico del Servizio di Cure Palliative.

Fin da giovane egli si era sentito chiamato al servizio per la dignità degli ultimi. Ancora studente universitario si era dedicato ad intense attività di volontariato e da neolaureato si è impegnato. come medico in Africa con il CUAMM. Molti trentini lo ricordano poi anche molto attivo  fra i promotori della nascita della sezione trentina dell’ANFAA, l’Associazione delle Famiglie Adottive e Affidatarie.

Dopo aver operato come internista e reumatologo presso l’Ospedale Santa Chiara,  dal 2001 è stato fra gli iniziatori del Servizio di Cure Palliative a Trento e poi il responsabile dello stesso Servizio a Rovereto. E’ stato membro del comitato per la realizzazione dell’Hospice “Cima Verde”.

Da quando nel giugno 2012 gli è stato diagnosticato un gliobastoma maligno ha stretto insieme alla moglie Maria   una sorta di patto di solidarietà: “Questa malattia non ci è data per la morte, ma perchè per tanti si affermi la vita”. E – come si evidenzia nel libro – con la famiglia ha condiviso le fasi alterne della malattia, riuscendo a presenziare  poche settimane prima dimorire al matrimonio di una dei tre figli.

Ci ha lasciato il 17 marzo 2014 con lo spirito proteso alla Pasqua (nel suo cuore, il Cantico di Simeone “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace…”) e durante il funerale, intenso momento comunitario, furono raccolte offerte per una realizzazione del CUAMM in Sud Sudan.