I MISSIONARI CI SCRIVONO

La lettera al termine della Settimana Latinoamericana
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Festa della Candelora, 2017, Maceiò (Brasile)

Amici!

Non è da tutti i giorni che i missionari e le missionarie trentine in America Latina possano trovarsi insieme per condividere le storie della loro vita quotidiana. Siamo qui circa una trentina venuti da alcuni paesi, come Ecuador, Bolivia e Brasile. La storia delle nostre vite è cambiata profondamente dai tempi della nostra venuta, però c’è un filo conduttore che tiene insieme questa avventura di fede, di speranza e anche di incertezza. Volti rivisti. Parole ribadite. Il tema scelto ci ha avvicinati tra noi, e forse ci farà più attenti anche al vostro cammino di Chiesa trentina: ”Laici e laiche nella Chiesa e nella società, sale della terra e luce del mondo” (Mt 5, 13). Su questo tema c’è un’aspettativa che sorvola a tutti noi, oggi. Come può avvenire la comunicazione della fede, inseriti, inculturati nei vari contesti, in connessione di menti e di cuori, nel clima della globalizzazione mondiale già avvenuta?

DA DOVE SIAMO PARTITI. La riflessione della missionaria laica Maria Soares de Camargo, tra noi dopo sette anni di Amazzonia, ci ha introdotti brevemente al ricordo delle prime comunità, dei loro attori, delle loro animatrici e il configurarsi differente dei ruoli e dei compiti nei tempi successivi: il rafforzarsi della figura del sacerdote ordinato, lasciando senza sufficiente spazio di partecipazione e decisione il laicato. Sentiamo questa proposta come una sfida più urgente oggi. Le necessità dei popoli in questo tempo sono di una portata incredibile. Da un lato, le Chiese sollecitate all’Unità, al dialogo, a una conoscenza più accurata e più famigliare fra loro e dall’altro la società martoriata e sconvolta da situazioni di ingiustizia e crudeltà. L’appello ci è venuto da una celebrazione: la necessità di “abituarci” a portare la “novità” di Gesù, di “abituarci” alla compassione, a capire insieme il dolore degli umani, dalla guerra nelle carceri al nord del Brasile, al cinismo dei leader di varie nazioni a noi conosciute, al dilagare della povertà delle masse. Chi l’avrebbe mai detto? Allora, è urgente la convocazione dei diocesani in missione, dei laici e laiche, delle religiose e religiosi. Sembra arrivata l’ora di riflettere senza paura sui ministeri della Chiesa. “Non è forse arrivato il tempo di dare priorità all’identità cristiana manifestata nel battesimo” e meno all’identità confessionale (Taizé, 2017). Ecco la chiamata ad essere credenti laicamente nel mondo. Se c’è una maniera piramidale di funzionamento delle nostre Chiese, come accettare, in una piramide capovolta, la proposta di riavvicinare le distanze, stabilire uno stile di lealtà e cercare una alleanza di collaborazione fra le parti in gioco, in nome della Parola annunciata e di una nuova accoglienza fra tutti. Siamo di nuovo convocati ad uscire: sulle strade della città, dei vicoli della droga, nel mondo del lavoro, come abbiamo ascoltato in questi giorni. Davanti agli eventi così tragici del mese di gennaio in Brasile, che richiedono nuove decisioni di appoggio e di presenza audace.

Siamo partiti dalla preghiera comunitaria, dalle narrazioni, dal ricordo dei Maestri e Profeti che sempre ci circondano “come nuvola di testimoni” (lettera agli Ebrei), da uno sguardo di fede che “scopre Dio che abita nelle case della gente, sulle piazze. Egli vive fra i cittadini, promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio del bene, della verità, della giustizia. Questa presenza non è necessario crearla, ma scoperta, rivelata. Dio non si nasconde da quanti lo cercano con cuore sincero” (Ev G. 71) L’odissea delle migrazioni, la fuga di milioni di minori non accompagnati, il non riconoscimento del diritto di cittadinanza a chi di dovere…

La riflessione ha messo in evidenza contraddizioni e dualismi, in questo cammino, separazioni di ambiti, fra fede e comportamenti, fra la Parola e la pratica, come lacerazioni dentro noi stessi.

Offriamo a tutti uno spunto di ispirazione presente nel testo sinodale “Chiesa in America”, 44: “La dottrina del Concilio Vaticano II (…) ribadisce che sono comuni alla dignità di tutti i battezzati l’imitazione e la sequela di Cristo, la comunione reciproca e il mandato missionario. È necessario, pertanto, che i fedeli laici prendano coscienza della loro dignità di Battezzati. Il rinnovamento della Chiesa in America non sarà possibile senza la presenza attiva dei laici. Per questo compete a loro, in grande parte, la responsabilità della Chiesa del futuro”.

Ci ha colpito il richiamo forte dei colleghi della Bolivia, per un certo fallimento e delusione della gente davanti ai propri capi: ”Non possiamo perdere la speranza, ritorniamo alla gente, siamo vicini alle loro vite”.

Non ci è sfuggita l’attualità della lettera di papa Francesco sul laicato del marzo 2016, al cardinale Oellet. Se la rileggiamo con pazienza, in piccoli gruppi come anche abbiamo provato, ci sentiremo spronati a riprendere il progetto più unitario fra consacrati del sacerdozio ordinato e segnati dal sacerdozio comune. ”Molte volte noi pastori dimentichiamo il credente laico che brucia la sua speranza nella lotta quotidiana per vivere la sua fede… dobbiamo riconoscere che il laico ha bisogno di nuove forme di organizzazione e di celebrazione della fede”. “Il nostro compito, la nostra gioia, la gioia del pastore, consiste precisamente nell’aiutare e stimolare, come han fatto molti prima di noi- mamme, nonni e sacerdoti – veri protagonisti della storia. Non per una concessione di buona volontà ma per diritto e statuto proprio. I laici sono parte del Santo Popolo di Dio e pertanto i protagonisti della Chiesa e del mondo; siamo chiamati a servirli, non a servirci di loro”.

Anche papa Francesco commenta lo slogan “E’ arrivata l’ora dei laici”, ma “sembra che l’orologio si sia fermato”.

Cari amici, sappiamo che la Missione assume oggi nuovi volti, nuovi stili, nuovi destinatari: potremmo ricaricare insieme l’orologio della storia missionaria? “Per osservare, proteggere, accompagnare, appoggiare e servire” tutto il popolo del Signore. In nome dei Martiri di tutti i continenti del nostro tempo.

“Facciamo strada insieme” – dice l’appello di Taizè del gennaio scorso – ”La nostra identità di cristiani si traccia facendo strada insieme, non separatamente. Avremo il coraggio di metterci sotto uno stesso tetto affinché la dinamica e la verità del Vangelo possano dispiegarsi?”.

Vi lasciamo il nostro saluto, fiduciosi nella grazia di Dio che ci chiama a costruire il suo Regno nell’unità.

Grazie.

I missionari trentini riuniti a Maceiò