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    Home » L’esperienza e l’eredità dell’Osservatorio Socio-Pastorale Diocesano (OSPaD)

L’esperienza e l’eredità dell’Osservatorio Socio-Pastorale Diocesano (OSPaD)

Riprendiamo gli elementi essenziali della vicenda dell’OSPaD poiché essi rappresentano l’eredità che il nuovo Servizio di consulenza socio-pastorale intende approfondire e sviluppare nei prossimi anni.
 
1. I promotori dell’OSPaD
 
L’Arcidiocesi di Trento, con l’allora vescovo Monsignor Giovanni Maria Sartori, aveva incaricato un gruppo di lavoro di verificare le condizioni per la costituzione di un Osservatorio diocesano. I componenti erano: don Ernesto Menghini, don Francesco Malacarne, don Giuseppe Capraro, p. Gianni Dalpiaz, p. Ellerino Cozza, p. Matteo Giuliani, Giovanni Pegoretti, Ruggero Morandi, Massimiliano Colombo, Pier Luigi Novi Inverardi. Erano portatori di sguardi e responsabilità diversificate: nell’ambito del Coordinamento Pastorale e della Caritas diocesana, nell’ambito della docenza universitaria in materie economiche e del lavoro, matematica e statistica, sociologia della religione e catechesi, nell’ambito di comunità e famiglie accoglienti, nell’ambito della consulenza su progettazione e organizzazione. Il gruppo di lavoro non segue due prospettive già conosciute nelle diocesi ossia quella di Osservatori socio-religiosi o quella degli Osservatori delle povertà. Diventa invece promotore di una pista originale che porterà nel 1997 alla costituzione di una associazione di volontariato denominata Osservatorio socio-pastorale, un organismo volto a sostenere “le realtà pastorali di base” in riferimento al metodo di lavoro, al “come fare” per arrivare ai risultati attesi.
 
2. Due funzioni strutturali per l’OSPaD

Il gruppo di promotori aveva denotato il nuovo organismo secondo due prevalenti funzioni:
a) per la funzione osservatorio, si faceva riferimento a

– lo studio di problemi specifici relativi ad un’area tematica di rilievo diocesano per facilitare la conoscenza e offrire supporto ad interventi socio-pastorali (ricerche sociologiche e ricerca-intervento),
– la gestione di monitoraggi sistematici e periodici per verificare l’evolversi della realtà socio-religiosa,
– l’aggiornamento di una banca dati di rilievo religioso e pastorale,
– l’individuazione e consultazione sistematica di fonti rispetto alle aree di interesse,
– la documentazione e divulgazione di ricerche prodotte da soggetti diversi;

b) per la funzione laboratorio, si intendeva

– l’attivazione di servizi di consulenza con lo scopo di potenziare le capacità delle realtà pastorali di base di impostare e gestire adeguate attività pastorali (ci si riferisce a progetti, studio di problemi della realtà socio-economica, questioni sociali rispetto alle quali prendere posizione e offrire contributi),
– l’elaborazione di programmi di formazione di operatori pastorali,
– la promozione di occasioni di approfondimento culturale per la discussione di esigenze pastorali emerse dalle informazioni acquisite o prodotte,
– lo sviluppo, attraverso l’operatività, di una rete tra parrocchie, unità pastorali, decanati per favorire circolazione di conoscenze e risorse e mettere in comune i problemi.

 

3. L’attività dell’OSPaD nel corso di dodici anni

Specie nei primi anni, l’OSPaD ha ricevuto richieste soprattutto da “realtà pastorali di base”, per utilizzare un’espressione dello Statuto. Ad esempio:

– la Commissione Giovani di una parrocchia di periferia che intendeva promuovere integrazione nel quartiere;
– la Commissione Annuncio di una parrocchia che intendeva avviare un coordinamento tra gruppi e servizi di catechesi per adulti;
– una Caritas parrocchiale che ha svolto un percorso di analisi dei servizi sul territorio per progettare il proprio Punto di ascolto;
– la Commissione giovani di una parrocchia che intendeva promuovere l’incontro tra adolescenti e mondi della solidarietà presenti sul territorio;
– la Commissione battesimale di una parrocchia per progettare e sperimentare un nuovo servizio di accoglienza e accompagnamento delle richieste di Battesimo;
– un Consiglio pastorale parrocchiale che si interrogava su Eucaristie domenicali più vive;
– alcuni Consili pastorali parrocchiali che ripensavano al proprio funzionamento in rapporto all’attività e al coordinamento di gruppi e commissioni parrocchiali;
– alcuni Consigli decanali che ripensavano al proprio funzionamento in rapporto all’attività delle parrocchie;
– alcuni Consigli decanali coinvolti in percorsi di progressiva definizione di Unità Pastorali;
– un nucleo Avulss per la valutazione delle attività di animazione svolte in una Casa di riposo;
– l’analisi dei servizi di una Fondazione per la messa a punto di un nuovo disegno organizzativo promuovente reti interne, reti ecclesiali e reti con il territorio.

Nel tempo, le richieste sono arrivate da parte di una tipologia di soggetti che lo Statuto lasciava sullo sfondo: si tratta di soggetti e servizi diocesani intesi come Arcivescovo e i Consigli diocesani, Uffici o Centri di pastorale e rispettive commissioni diocesane. Si tratta di “realtà pastorali di secondo livello” che l’OSPaD ha sostenuto nel rapportarsi alle rispettive “realtà pastorali di base” valorizzando l’esistente.
Ad esempio:
– avvio e accompagnamento del Gruppo per il piano diocesano nell’elaborazione di un piano quinquennale e dei seguenti progetti pastorali biennali;
– discernimento pastorale delle esperienze di Iniziazione Cristiana in vista dell’elaborazione di orientamenti diocesani;
– scambio e confronto tra le Unità Pastorali già costituite;
– sintesi dei dati relativi alla visita pastorale dell’Arcivescovo;
– analisi degli interventi di animazione territoriale e progettazione di percorsi formativi per responsabili di Consigli decanali;
– percorso di valutazione dell’Esperienza estiva in missione;
– progettazione e accompagnamento della produzione di un CDRom ‘Sud e Nord: conoscere contesti e migrazioni per promuovere convivenze’;
– bilancio della presenza degli obiettori e nuove ipotesi di investimento dentro scenari legislativi mutati;
– orientare studenti delle scuole superiori ad esperienze circoscritte di servizio;
– avvio di una rete stabile tra Centri di ascolto e solidarietà decanali;
– accompagnamento di un progetto sperimentale di microcredito e di riprogettazione del servizio vestiario di un Centro di ascolto di città in rete con le parrocchie del decanato;
– attivazione di un coordinamento territoriali tra responsabili di oratori;
– progettazione e gestione del tirocinio formativo di studenti universitari in Scienze della formazione, sociologia;
– accompagnamento di tesisti nella ricerca sul disagio di coppia;
– approfondimento dei ‘bisogni religiosi’ degli ospiti in Casa di riposo.

All’OSPaD è anche pervenuta la richiesta da parte di un ordine religioso e di una congregazione religiosa di ripensare gli scenari relativi alla propria presenza anche in altre diocesi del Nord Italia o per avviare un coordinamento tra i servizi a favore dei propri membri anziani e ammalati.

 

4. Una rete di competenze professionali a servizio della pastorale

Sotto il profilo operativo, il direttore, Enrico Delama, assunto dal 1998, si avvaleva, a seconda dei progetti, anche delle competenze presenti nel Comitato Scientifico (composto dai membri che avevano promosso l’OSPaD) e di quelle dello Studio Diathesis di Modena il cui orientamento psicosociologico si è rivelato particolarmente proficuo anche nell’ambito degli interventi socio-pastorali.

 

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