Pagine di storia

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Le origini e la prima evangelizzazione

Trento è città di fondazione gallica o retica, occupata stabilmente dai Romani verso il 37 a.C., e compresa nella X regione augustea: Venetia et Histria. Caduto l’impero di Occidente, passò sotto il dominio di Teodorico e dei Bizantini. Dal 569 fu sede di un ducato longobardo; sotto i Carolingi la marca di Trento fece parte del regno Italico, ma nel 962 Ottone I (912-975) la incorporò nell’impero Germanico, di cui fece parte fino al 1803. Nel periodo Napoleonico passò all’Austria (1803-1805), quindi alla Baviera (1806-1810), e al regno Italico (fino al 1816); infine, per più di un secolo, di nuovo all’Austria. Dal 1918 è nello stato Italiano.

L’evangelizzazione del Trentino ha avuto inizio, sia pure sporadicamente e con lentezza, ancora durante il tempo della dominazione romana. Una diffusione più robusta si sviluppò a seguito dell’editto (313) di Costantino (274-337), e dell’atteggiamento dei suoi successori, specialmente di Graziano (375-383). In questo tempo sono documentati i primi tre vescovi di Trento: Giovino, Abbondanzio (presente, nel 381 al concilio di Aquileia), e specialmente s. Vigilio (morto il 26 giugno del 400). La lettera di Ambrogio vescovo di Milano a Vigilio vescovo di Trento (P.L. 16, 982); quelle di Vigilio a Simpliciano successore di Ambrogio, e a Giovanni Crisostomo vescovo di Costantinopoli (P.L. 13, 549-588); e, più tardiva, la «Passio Sancti Vigilii», forniscono notizie importanti circa i primordi della Chiesa di Trento e i suoi evangelizzatori, tra i quali – accanto a Vigilio che ne è considerato il «con-solidatore» – rimasero celebri per la gloriosa testimonianza del martirio i missionari orientali Sisinio, Martirio, e Alessandro, uccisi in Mecla d’Anaunia (oggi Sanzeno) il 29 maggio del 397.

Nel quadro della “communio” tra le Chiese locali, la primitiva comunità di Trento fece primieramente riferimento alla sede di Milano che s. Ambrogio, nell’ambito di Milano capitale dell’impero, aveva portato a grande irradiazione e prestigio.

Finita la stagione milanese, con il V secolo la Chiesa di Trento si trova inserita, fino al 1751, nell’ambito metropolitano di Aquileia, quindi di Gorizia (dipendenza, questa, mai riconosciuta); dal 1772 al 1825 immediatamente soggetta alla S. Sede; dal 1825 al 1920 suffraganea di Salisburgo; e dal 1920 ancora immediatamente soggetta alla S. Sede, che nel 1929 la elevò a sede arcivescovile senza suffraganei, e nel 1964 costituì la provincia Ecclesiastica Tridentina comprendente le diocesi di Trento e di Bolzano-Bressanone.

La comunità cristiana di Trento custodì lungo i secoli come tesori preziosissimi i corpi santi dei Martiri di Anaunia e di Vigilio deposti nella basilica cimiteriale fuori Porta Veronese. Già nel VI secolo venne eretto sul posto un edificio di tutto rispetto, ampliato in epoca carolingia e ulteriormente ristrutturato all’inizio del secondo millennio. I recenti scavi archeologici ci hanno restituito alla vista e anche all’utilizzo la basilica tardoantica.

La primitiva cattedrale cittadina era situata in area intramuraria, con tutta probabilità lì dove poi sorse la chiesa di S. Maria Maggiore.

 

Fecondo e difficile Medioevo

Le invasioni barbariche non arrestarono la diffusione del cristianesimo nella terra Tridentina; ne condizionarono però i riferimenti documentari, che si riducono a pochi frammenti.

Il vescovo Eugippio (c. 530-535) – diciannovesimo della serie – è ricordato nell’iscrizione del pavimento musivo del sacello dedicato ai Ss. Cosma e Damiano, donato dal “cantor Laurentius”, ritrovato sul Dos Trento, e risalente alla prima metà del secolo VI.

Agnello – ventiquattresimo – è documentato in atti degli anni 567, 579, e 591: visse perciò al tempo del ducato longobardo di Trento (569-774). Insieme al patriarca di Aquileia aderì allo scisma di Tre Capitoli (la diocesi tornò alla comunione con Roma alla fine del secolo VII).

In epoca longobarda la diocesi di Trento raggiunse i confini che rimasero classici per quasi tutta la sua storia fino alle modificazioni giuseppine alla fine del secolo XVIII. Oltre ai territori del municipium di Trento (valle dell’Adige da un certo punto a nord di Ala fino a Maia, rispettivamente al rio Tinna presso Chiusa in val d’Isarco; valli del Noce e valli dell’Avisio, esclusa Fassa), vennero assunte da Brescia le valli del Chiese e del Sarca, compresa Riva, e da Verona la bassa Vallagarina. Rimase invece a Feltre tutta la Valsugana fino alle porte di Trento.

Nel secolo IX, del vescovo Iltigario (c. 800) sono ricordati notevoli lavori di restauro nella basilica cimiteriale di S. Vigilio. Non è escluso che in questi tempi, con lo sviluppo generale delle immunità vescovili, si siano avuti anche a Trento i primi inizi di un potere temporale dei vescovi (con erezione di un «palatium episcopatus». nei pressi della cattedrale), e della presenza del Capitolo di S. Vigilio.

In epoca carolingia prese corpo una prima forma compiuta di organizzazione pastorale della Chiesa Tridentina attraverso lo sviluppo di una rete completa di plebanie.

Nel secolo X, al tempo della decadenza dell’impero carolingio e della tormentata esistenza del regno italico indipendente, la Chiesa di Trento mantenne e accrebbe il suo ruolo politico.

La collocazione geografica e la solidità istituzionale della sede vescovile tridentina attirò su di essa anche le attenzioni dei nuovi re e imperatori tedeschi. In epoca ottoniana il territorio trentino venne inglobato (con la marca di Verona) nel ducato tedesco-bavarese di Carantania, e così Trento venne a passare, politicamente, da estrema entità settentrionale italica, ad analogato meridionale germanico.

 

Nascita e sviluppo del principato vescovile

Il ruolo politico dei vescovi della regione di incontro e di comunicazione tra Nord e Sud delle Alpi, apparve di vitale importanza ai sovrani tedeschi della “renovatio imperii ” sassone e salica. Si trattò dunque di collegare questi vescovi e il loro territorio col re e col regno. Tale promozione politica e istituzionale dei vescovi di Trento venne definitivamente consacrata forse il 9 aprile 1004 dall’imperatore Enrico II il Santo (1002-1024), e comunque confermata il 31 maggio e 1 giugno 1027 da Corrado II il Salico (1024-1039) con i diplomi di conferimento al vescovo Udalrico II (1022-1055) dei comitati di Trento, Bolzano e (forse) di Venosta (quest’ultimo comunque mai effettivamente controllato da Trento), con annessi diritti e poteri di conte e di duca. Lo stesso avveniva per il vescovo di Bressanone per le contee più a nord. Rispetto ai confini diocesani, il principato così formalizzato guadagnava dal vescovo di Feltre nel temporale ma non nello spirituale la parte occidentale e più vicina a Trento della Valsugana, fino a maso S. Desiderio presso Novaledo. In epoca carolingia tuttavia il comitato di Trento controllava gran parte della Valsugana.

Da allora il vescovato ebbe la fisionomia dei principati ecclesiastici esistenti entro i confini dell’impero «in dicione germanica»; e, con alterne vicende, sussistette fino al 1803 (ultimo vescovo-principe fu Pietro Vigilio Thun, 1776-1800), quando il territorio tridentino venne incorporato nell’impero d’Austria.

In questi otto secoli, la vita ecclesiale venne costantemente condizionata dalle vicissitudini politiche.

I vescovi dei primi due secoli del principato appaiono provenire prevalentemente da famiglie di alta nobiltà, soprattutto sveva e bavarese. Si può parlare, per questi primi due secoli, di epoca d’oro del principato vescovile di Trento.

Nel secolo XII si fecero sentire anche nel territorio tridentino i benefici influssi della riforma della vita ecclesiastica: vennero fondati l’abbazia benedettina di S. Lorenzo a Trento, e i monasteri dei Canonici Regolari Agostiniani di S. Michele all’Adige e di Augia (presso Bolzano). Il principale fautore di questa riforma, il vescovo Altemanno (1124-1149) promosse notevoli interventi nella cattedrale, da lui consacrata il 18 novembre 1145 alla presenza del patriarca di Aquileia Pellegrino e del vescovo di Concordia Gervico.

Nella lotta per le investiture i principi-vescovi di Trento parteggiarono per l’imperatore, e in seguito generalmente per i ghibellini.

Il periodo più florido per il principato fu quello del vescovo Federico di Vanga (1207-1218) che consolidò il potere civile, incrementò l’agricoltura e lo sfruttamento sistematico delle miniere (è celebre lo Statuto minerario), ampliò e ornò la cattedrale, celebrò un sinodo diocesano, e riorganizzò la registrazione dei documenti (Codex Vangianus).

Il quadro ecclesiale del medioevo centrale trentino si completa con una significativa presenza e diffusione di comunità religiose: prima ancora dei vari ordini mendicanti che si stanzieranno nelle città vanno considerate le numerose comunità, di solito miste maschili e femminili, che “gestiscono” gli ospizi e ospedali che tra i secoli XII e XIII vengono a punteggiare sia le zone immediatamente suburbane sia i tratti delle principali strade di fondovalle e di passo.

L’insediamento di conventi degli ordini mendicanti nelle città della diocesi fu indubbiamente tem-pestivo: trattasi di francescani (maschili e femminili), domenicani (maschili e femminili), agostiniani. In particolare: nei primi decenni del sec. XIII apparvero i Minori (Conventuali) a S. Francesco fuori Porta Nuova (prima del 1248), le clarisse a S. Michele (1229), i Domenicani a S. Lorenzo (1235), più tardi le Domenicane mantellate a S. Margherita (primi decenni del sec. XIV); sempre nel secolo XIII, i Minori si insediano anche a Bolzano (1237) e a Riva (1266), poco dopo gli Eremitani di S. Agostino a Trento (1273).

Un caso a sé e interessantissimo, ma ben inquadrabile in un robusto movimento spirituale e ascetico contemporaneo, fu nel secolo XI la consacrazione eremitica di S. Romedio, nobile di Thaur (presso Innsbruck).

La politica di Federico II (1220-1245) portò a una specie di secolarizzazione temporanea.

 

Splendore e decadenza dell’epoca moderna

Più tardi iniziò una lunga serie di lotte logoranti con i conti del Tirolo, che da «avvocati» si evolvevano in padroni effettivi del principato: le «compattate» del 1363 e del 1454, e la serie dei vescovi tedeschi dei secoli XVI e XV sigillarono questa evoluzione.

Dal punto di vista ecclesiastico le vicende della diocesi risentono di quelle – non di rado incresciose – della chiesa del tardo Medioevo e la situazione religiosa non appare sostanzialmente dissimile da quella generale.

La strenua difesa delle prerogative vescovili contro le invadenze tirolesi messa in campo verso la fine del secolo XIII dal principe vescovo Enrico II dell’Ordine Teutonico (1274-1289) non riguardò soltanto il terreno politico, ma è riconoscibile anche nell’amministrazione dello spirituale. All’inizio dell’epoca delle riforme – o meglio della loro invocazione – Enrico III di Metz (1310-1336) dispiegò una vivace attività sinodale, continuata sotto il suo successore Nicolò da Brno (1338-1347).

Anche l’organizzazione della pastorale si perfeziona, come dimostrano gli elenchi delle parrocchie del 1295 e 1309 e quello annesso alle costituzioni sinodali del 1336. In essi la diffusione delle stazioni di cura d’anime di rango parrocchiale pieno (72 di numero) raggiunge uno stadio che, con una dozzina di integrazioni a partire dalla fine del secolo XVI, rimarrà invariato fin quasi al nostro secolo.

Sul fronte delle comunità religiose, nel 1452, i Frati Minori fondavano a Trento il convento dell’Osservanza. Le confraternite cittadine e quelle esterne, e le sempre più numerose fondazioni devote e caritative sia del gruppo etnico italiano sia tedesco, riflettono il fervore religioso e, d’altra parte, la tendenza all’accumulo devozionale riscontrabili un po’ dovunque nel tardo medioevo. A Trento la confraternita dei Battuti fonda nel 1340 presso Santa Maria l’ospedale italiano, o Ca’ di Dio, gli Zappatori (Hauer) nel 1278 presso S. Pietro quello alemanno. Mentre la rete di ospizi “forensi” di epoca vanghiana due secoli dopo sembra dibattersi in una crisi profonda, e per molti di essi definitiva.

L’umanesimo prese piede nel Trentino al tempo del principe-vescovo Giovanni Hinderbach (1465-1486). Al vescovo e cardinale Bernardo Clesio (1514-1539), figura di grande rilievo, la città deve la sua riorganizzazione sociale e il suo rinnovamento edilizio che dovevano poi renderla degna sede del Concilio che da Trento prese il nome, e che si svolse, in tre periodi, dal 1545 al 1563.

Vescovo di Trento al tempo del Concilio fu il cardinale Cristoforo Madruzzo (1539-1567); ma toccò al suo successore, il card. Ludovico Madruzzo (1567-1600) la applicazione dei decreti Tridentini, soprattutto con una attenta visita pastorale, con la celebrazione del sinodo diocesano, e con la ere-zione del Seminario.

L’epoca barocca vide non solo nella città, ma anche nelle vallate la fondazione di nuove comunità religiose, e il rifiorire di antichi monasteri maschili e femminili: in particolare i Frati Minori (Francescani e Cappuccini), i Somaschi, i Carmelitani, e i Gesuiti.

I confini della diocesi furono ampliati nel 1786 e nel 1818 con l’aggiunta della Valsugana e di Primiero (appartenenti fino allora a Feltre), di Merano e di val Venosta (fino allora sotto Coira), dei decanati di Fassa, Chiusa e Castelrotto (fino allora sotto Bressanone), e di altri territori minori.

Nel 1818 Mensa vescovile e Capitolo Cattedrale furono dotati a nuovo dall’Imperatore d’Austria, che ricevette dal canto suo il diritto di nomina dei vescovi – fino allora esercitato dal Capitolo di S. Vigilio, con la conferma della Santa Sede -.

Nel secolo XIX, dopo la fase tribolata del vescovo Emanuele Maria Thun (1800-1818) che a seguito della secolarizzazione del principato (1803) dovette difendere addirittura la sopravvivenza della «diocesi» di S. Vigilio, la Chiesa Tridentina, libera ormai dagli impacci del potere temporale, ri-prese vigore con il provvidenziale governo di Francesco Saverio Luschin (1823-1834), e del beato Giovanni Nepomuceno de Tschiderer (1834-1860). La loro opera fu decisiva a infondere nella co-munità diocesana quella sensibilità evangelica che la preparò a fronteggiare le insidie del gioseffi-nismo, del liberalismo, del nazionalismo, dell’anticlericalismo, e dell’insorgente socialismo; e la grave situazione economica verificatasi verso la metà del secolo che ha provocato una massiccia emigrazione specialmente verso le Americhe.

 

La Chiesa trentina nel Ventesimo secolo

Quel seme si sviluppò per il susseguirsi di pastori degnissimi – Benedetto Riccabona (1861-1879), Giovanni Giacomo Della Bona (1879-1885), Eugenio Carlo Valussi (1886-1903), Celestino Endrici (1904-1940) – attenti ai segni dei tempi e alle nuove esigenze, pur non facilmente individuabili. Caratteristica comune della loro azione pastorale fu l’impegno di accostarsi al popolo, di associare alla propria missione apostolica laici generosi e preparati (basti ricordare Alcide De Gasperi), di parlare alla gente un linguaggio atto a interpretare le realtà della vita, e capace di indicare soluzioni cristiane concrete e convincenti. Essi posero in atto una evangelizzazione sistematica – anche con l’uso intelligente della stampa -, una presenza attiva nel mondo del lavoro, una animazione di associazioni di ogni genere; e promossero la cooperazione nei campi della produzione, del consumo, del credito. Nella coscienza inoltre del loro dovere di tutelare anche i diritti naturali della popolazione, essi furono vigili, e, al momento opportuno, coraggiosamente decisi, a difendere l’italianità del Trentino contro gli assalti del pangermanesimo.

La guerra 1914-1918 fu una grande prova per la Chiesa di Trento: uomini e giovani al fronte; il vescovo deportato; intere zone evacuate; popolazioni in esilio in Austria e in Italia confortate dalla assistenza dei propri sacerdoti che diedero prove ammirevoli di cristiana dedizione; paesi distrutti dalle azioni belliche; economia rovinata; attività pastorale ridotta. Concluso il conflitto, e unito il Trentino all’Italia, la ricostruzione materiale e morale venne promossa da quelle stesse persone – sacerdoti e laici – che nell’anteguerra si erano prodigate nel procurare al popolo lavoro, benessere, concordia.

Nel 1920 la Sede Apostolica, rispondendo alle aspettative del governo italiano, si preparava a varare la nuova configurazione della diocesi di Trento annettendo a Bressanone i dieci decanati di lingua tedesca della Chiesa di Trento; il Vescovo Mons. Endrici esprimeva piena soddisfazione per questo progetto, suggerendo inoltre di far corrispondere i confini delle nuove diocesi con quelli politico-amministrativi del Trentino e dell’Alto Adige. La negativa e violenta reazione a questo disegno da parte dei nazionalisti trentini, però, porta Mons. Endrici a consigliare il Vaticano di mantenere lo status quo nella regione, al fine di evitare, per il momento, ulteriori disordini.

Poco dopo, il fascismo priva la Chiesa Tridentina di uomini e mezzi. Con una azione capillare, paziente, e fiduciosa – quasi nella clandestinità – verranno formati quegli uomini e donne che, alla caduta del regime, si troveranno preparati ai nuovi compiti in una sana e forte coscienza di libertà e di giustizia, ispirate ai princìpi del Vangelo.

All’Arcivescovo Celestino Endrici succede Mons. Carlo de Ferrari (1941-1962). Già all’avviarsi del suo ministero pastorale, la nuova guerra mondiale (1939-1945) porta altre prove – giovani al fronte, bombardamenti, vita di stenti, azioni di «resistenza» e di feroce rappresaglia -; provoca, però, anche uno straordinario fervore cristiano, che si concreta dapprima in opere generose di soccorso per ogni difficoltà, e troverà poi ampio sviluppo nell’immediato dopoguerra e nel tempo successivo.

La missione pastorale dell’Arcivescovo Alessandro Maria Gottardi inizia nel 1963 con la partecipazione al Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965).

Nel 1964, con la costituzione della Provincia ecclesiastica Tridentina, comprendente le diocesi di Trento e di Bolzano-Bressanone, i rispettivi confini vengono equiparati ai territori delle province civili costituenti la Regione Trentino – Alto Adige. Impegnata e sistematica sarà, successivamente, la applicazione dei documenti Conciliari; intensi e capillari gli incontri di conoscenza e di dialogo con tutte le espressioni della realtà diocesana in un periodo di trapasso socio-culturale. Degna di particolare menzione è la riscoperta della basilica paleocristiana di S. Vigilio nel sottosuolo della Cattedrale. La celebrazione, infine, del XIX Sinodo diocesano segna la sintesi del cammino percorso, e la traccia per quello futuro.

Il servizio pastorale di Mons. Giovanni Maria Sartori (1988-1997), segnato dalla sofferenza causata da salute precaria, è stato caratterizzato da illuminato e fedele annunzio della Parola, dalla visita pastorale generosa e intensa, dalla Beatificazione del Vescovo Giovanni Nepomuceno de Tschiderer compiuta a Trento dal Santo Padre Giovanni Paolo II, dalla celebrazione del XVI centenario dei Santi Martiri d’Anaunia e dalla preparazione del Grande Giubileo del 2000.

Il ministero episcopale di Mons. Luigi Bressan – del clero Tridentino – è stato avviato il 30 maggio 1999 con una attenta presa di contatto con persone e situazioni della realtà locale e con una impegnata celebrazione del Grande Giubileo del 2000 e del XVI centenario della morte di San Vigilio.

Il 10 febbraio 2016 è stato eletto nuovo arcivescovo dell’Arcidiocesi di Trento monsignor Lauro Tisi, in precedenza Vicario Generale della stessa Arcidiocesi. Il 3 aprile 2016 monsignor Tisi è stato ordinato vescovo dal suo predecessore Bressan e ha iniziato ufficialmente il suo ministero di 122° pastore della Chiesa trentina.

 

 

 

 

WebDiocesi — Diocesi di TRENTO Copyright ©2016 credits