“Voi migranti come i Magi, domanda e provocazione”

Epifania dei popoli: l'arcivescovo Lauro benedice le famiglie immigrate
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“I migranti come novelli Re Magi”. Il paragone è dell’arcivescovo Lauro, parlando in cattedrale davanti ai popoli (una quarantina) riuniti per la benedizione nella solennità dell’Epifania (leggi anche qui). “Siete per noi domanda e provocazione, ci dite che il mondo così non funziona perché c’è chi ha tutto e chi non ha niente”. “Voi portate il valore della diversità da avvicinare  senza paura”.

“I cristiani – ha spiegato don Lauro – sono eterni migranti, chi ama si alza la mattina e si mette in movimento, esce per frequentare e donare vita: è nel nostro dna, l’uomo che sta fermo muore. Dio stesso è migrante, la Trinità ne è evidenza concreta, e le differenze esistenti tra i popoli della terra non possono costituire un problema per chi crede in essa. Le bandiere che avete portato sono una provocazione a non avere paura degli altri, dunque migriamo nell’amore, la nostra casa è nel volto del fratello che va incontrato e festeggiato”.  “Meno male che siete arrivati – ha evidenziato monsignor Tisi -: un popolo seduto è destinato a morire, voi ci fate capire che bisogna cambiare, siete angeli di Dio mandati a svegliarci, a dirci che è bello essere diversi. I Magi sono tornati a casa per altra via: è la via di Gesù, dell’accoglienza, dell’essere contenti che ci sono gli altri e della diversità. Impariamo a percorrerla senza paura, la Chiesa non deve creare barriere”.

Accoglienza è la parola risuonata anche nel saluto iniziale dei migranti rivolto al Vescovo ringraziandolo per il bene loro mostrato, per le strutture messe a disposizione dalla Diocesi e per l’impegno nell’educare la comunità trentina all’apertura nei loro confronti.

La celebrazione è stata allietata da canti che hanno creato un’atmosfera gioiosa, dalla vivacità dei colori dei costumi tradizionali e dall’alternarsi di lingua francese, polacca e inglese nel proclamare la liturgia della Parola, e si è conclusa con l’invito alla preghiera per i fratelli perseguitati nella fede di Pakistan, Somalia e Siria e per i 5000 morti nel mar Mediterraneo lo scorso anno.  (p.n.)

Fotoservizio: Gianni Zotta