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Rapporto Caritas italiana: in Italia 5 milioni di poveri

L’8% della popolazione: una famiglia su 20, tra i migranti una su 3.
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Nella Giornata mondiale dell’alimentazione, Caritas Italiana presenta a Roma, presso Fondazione CON IL SUD, il suo Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto dal titolo “Povertà in attesa”.
Questa edizione integra per la prima volta in un unico testo il 17° “Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia” e il 5° “Rapporto sulle politiche contro la povertà in Italia”, con l’intento di offrire uno strumento aggiornato di studio ed approfondimento, nonché per stimolare l’azione delle istituzioni civili, e per questo analizza in particolare l’attuazione in Italia del Reddito di Inclusione (REI).

Il Rapporto si è avvalso del contributo e della collaborazione di oltre venti autori, esperti ed esponenti di numerose organizzazioni della società civile, alcune delle quali impegnate nell’Alleanza contro la Povertà in Italia. Un ampio spazio è, inoltre, dedicato ad approfondire il fenomeno della “povertà educativa”. Su questo argomento sono riportati i principali risultati di una ricerca patrocinata da Caritas Europa, in riferimento al capitale educativo delle persone che si rivolgono alla Caritas in Germania, Grecia, Italia e Portogallo. Il Rapporto offre, altresì, i  risultati di uno studio di carattere qualitativo sulla debolezza del capitale formativo delle famiglie con figli adolescenti, nelle periferie di tre città italiane (Bari, Bologna e Roma).

Sono più di 5 milioni le persone in povertà assoluta in Italia: una famiglia su 20, tra i migranti una su 3. Un povero su due è minore o giovane. Secondo il dossier, le politiche di contrasto devono partire dagli indigenti estremi non dalle categorie. Mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, al microfono di Federica Margaritora (ascolta l’audio di inBlu Radio)

don Francesco Soddu

Il direttore di Caritas Italiana, commenta: “Come cristiani abbiamo qualche difficoltà a pensare che si possa abolire la povertà, ma sappiamo che ogni storia riconsegnata alla sua dignità e alla sua libertà rende migliore il nostro Paese, ci rende migliori. La povertà non è solo mancanza di reddito o lavoro: è isolamento, fragilità, paura del futuro. Dare una risposta unidimensionale a un problema multidimensionale, sarebbe una semplificazione” che rischia di vanificare ogni impegno finanziario.

 

Il sociologo Cristiano Gori

Secondo il Rapporto Caritas  su povertà e politiche di contrasto, sono più di 5 milioni le persone in povertà assoluta in Italia, circa l’8% della popolazione: una famiglia su 20, tra i migranti una su 3. Un povero su due è minore o giovane. Secondo il dossier, le politiche di contrasto devono partire dagli indigenti estremi e non dalle categorie (pensionati, nuclei familiari etc). E Il REI, reddito di inclusione, avviato nelle scorse legislature dovrebbe essere inglobato e non annullato dal reddito di cittadinanza inserito nella manovra dal nuovo governo. Focus con Cristiano Gori, sociologo dell’Università di Trento, che ha contribuito a elaborare il REI. (ascolta l’audio)

In Italia c’è un “esercito di poveri” in attesa che “non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un’allarmante ronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni”. Lo sottolinea Caritas nel Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto. Il numero dei poveri assoluti – ricorda l’organizzazione rilanciando i dati Istat – “continua ad aumentare” e supera i 5 milioni. “Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero dei poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento” causato dalla crisi. “Esiste uno ‘zoccolo durò di disagio che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008 con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti”. Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono un milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%): “Oggi quasi un povero su due è minore o giovane”.

I dati nazionali dei centri di ascolto, oltre a confermare una forte correlazione tra livelli di istruzione e povertà economica, dimostrano anche una associazione – confermata dalla statistica – tra livelli di istruzione e cronicità della povertà: coloro che hanno un titolo di studio basso o medio-basso oltre a cadere più facilmente in uno stato di bisogno, corrono anche il rischio di vivere una situazione di povertà cronica non risolvibile in poco tempo. In stretta correlazione al tema dell’istruzione è poi la condizione occupazionale. I disoccupati ascoltati nel 2017 rappresentano il 63,8%; tra gli stranieri la percentuale sale al 67,4%. Tra gli altri elementi da sottolineare che hanno connotato l’anno 2017 c’è da evidenziare l’incremento delle persone senza dimora e delle storie connotate da un minor capitale relazionale (famiglie uni-personali); il fatto che ancora oggi la rottura dei legami familiari possa costituire un fattore scatenante nell’entrata in uno stato di povertà e di bisogno; si riscontra poi una certa stabilità dei cosiddetti working poor.

Leggi la sintesi del Rapporto Caritas “Povertà in attesa”

FONTE: CEInews

Vescovi Nordest a confronto su futuro parrocchie, Caritas e migranti

Riuniti a Torreglia il 17 e 18 settembre
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I Vescovi del Nordest – tra cui l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi e l’emerito Luigi Bressan – si sono ritrovati il 17 e 18 settembre a Villa Immacolata – Torreglia (Padova) per una riunione più prolungata della Conferenza Episcopale Triveneto (Cet). Dopo un iniziale tempo dedicato alla meditazione e condivisione spirituale, i Vescovi si sono confrontati su un tema sempre più presente e sotto attenzione nella vita pastorale di queste Chiese: la situazione presente e futura delle comunità parrocchiali, le nuove forme di cura pastorale del territorio – unità o collaborazioni pastorali ecc. – nella realtà attuale che risente della diminuzione del clero in attività e delle vocazioni (con le relative conseguenze) assieme alla fatica e, talora, anche alla diminuzione dei fedeli laici.

La necessaria riflessione su questi aspetti – ha affermato il Patriarca di Venezia e presidente della Cet Francesco Moraglia nel corso del dialogo – “ci aiuti a realizzare una nuova immagine di Chiesa non determinata solo dalle urgenze ma più corrispondente alle vocazioni e ai ministeri ecclesiali, soprattutto riscoprendo e valorizzando la dimensione battesimale e la comunità come soggetto pastorale”. Nel confronto tra i Vescovi sono emerse tra l’altro le seguenti riflessioni: lo smarrimento esistente tra quello che la parrocchia è stata per lungo tempo e ciò che è adesso, la fraternità tra i sacerdoti e nella comunità cristiana, i ministeri dei fedeli laici e la loro collaborazione con i sacerdoti, la necessità di non far mancare mai il primo e secondo annuncio del Vangelo non lasciandosi ingabbiare dalle urgenze e soluzioni organizzative per rispondere meglio alle domande di senso che continuano ad essere nel cuore del popolo di Dio e favorire l’incontro con il Signore Gesù che ama e salva, ravvivare la fiducia nell’ascolto della Parola di Dio che saprà suggerire e inventare qualcosa di nuovo e ciò che è veramente importante oggi per rigenerare le comunità cristiane.

A seguire, dopo aver svolto, in questi ultimi tempi, un lavoro di analisi su organizzazione e attività delle Caritas diocesane e di ascolto della Delegazione Caritas del Nordest, i Vescovi hanno deciso di indirizzare alla stessa Delegazione una lettera nella quale esprimono apprezzamento e incoraggiamento per l’impegno in atto e il proficuo servizio reso. Raccomandano, in particolare, di privilegiare sempre la funzione pedagogica e formativa della Caritas – per l’animazione dell’intera comunità cristiana nella testimonianza della carità – in quanto sempre più urgente e preziosa, nonché di curare con attenzione e discernimento i rapporti con tutti i soggetti collegati (diversi da Caritas) mantenendo chiara l’attribuzione di compiti e responsabilità. Hanno, inoltre, richiamato l’importanza di garantire sempre massima trasparenza e correttezza nell’uso delle risorse provenienti dai fedeli, dall’otto per mille o da altre fonti.

In riferimento alle questioni legate all’immigrazione, i Vescovi del Triveneto hanno, infine, manifestato apprezzamento per quanto le comunità cristiane dei nostri territori hanno fatto e stanno facendo in quest’ambito. Per i Vescovi “come cristiani, e come ricordava anche recentemente Papa Francesco, non possiamo chiudere gli occhi su cause e riflessi di un fenomeno così vasto e complesso. Le nostre comunità cristiane sono chiamate ad aiutare la nostra società a trovare le forme e le modalità più valide e dignitose per realizzare un’accoglienza ragionevole e umana”.

Ex Ariston Rovereto, nuovi spazi a Comunità Solidale

In comodato gratuito da Trentino Sviluppo per centro raccolta gestito da volontari
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Fondazione Comunità Solidale avrà presto un nuovo magazzino dove stoccare i mobili donati dai roveretani e dagli abitanti dei comuni limitrofi alle famiglie in difficoltà. È stata infatti siglata oggi, martedì 31 luglio, dal presidente della Fondazione Comunità Solidale Antonio Pacher e dal presidente di Trentino Sviluppo Sergio Anzelini, l’intesa che concede in comodato gratuito a tale scopo all’ente benefico legato a Caritas la palazzina mensa del compendio industriale “ex Ariston” di Rovereto. Un’operazione sostenuta dal vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi, secondo il quale l’iniziativa ha una duplice valenza positiva. Se da un lato, infatti, valorizza il lavoro dei 250 volontari impegnati nei diversi progetti di ascolto, accoglienza, riuso e riciclo solidale, dall’altra rende i cittadini e gli enti del terzo settore protagonisti nella riqualificazione degli spazi industriali abbandonati, visto che, a fronte della gratuità della concessione, Caritas si impegna ad adeguare gli impianti e curare la manutenzione della palazzina ex Ariston garantendo anche un presidio fisico che è importante in termini di custodia.

Da “fabbrica fantasma” a crocevia di solidarietà: questo il futuro prossimo del compendio ex Ariston di Rovereto. Oggi, martedì 31 luglio, è stata infatti siglata l’intesa tra il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi, il presidente di Trentino Sviluppo Sergio Anzelini e il presidente di Fondazione Comunità Solidale Antonio Pacher per la concessione in comodato gratuito all’ente diocesano di quella che era la palazzina mensa e servizi dello stabilimento. È intervenuto anche don Sergio Nicolli, decano di Rovereto.

«L’accordo di oggi – ha sottolineato il vicepresidente Alessandro Olivi – è la perfetta espressione di quel Trentino solidale che non ha bisogno di ostentare il bene che fa. In quest’epoca di solitudini sono i progetti come questo che tengono viva la comunità, ridandoci il senso dello stare insieme. Mi fa particolarmente piacere firmare proprio qui in Trentino Sviluppo, nella casa dell’economia e dell’autonomia, un’intesa che rimette le persone al centro, sanando le ferite di chi si trova in difficoltà, magari proprio perché ha perso il lavoro». «In un sito industriale del passato – ha concluso Olivi – diamo dunque un segnale di fiducia per il futuro. L’augurio ai volontari è che possano custodire questa fabbrica con la solidarietà e la cura di cui hanno già ampiamente mostrato di essere capaci».

«Oggi parliamo di sviluppo nell’accezione più nobile del termine – ha detto Sergio Anzelini, presidente di Trentino Sviluppo – ovvero quella legata alla generosità che si intreccia con la solidarietà di chi si mette gratuitamente a disposizione degli altri».

«La tutela del bene comune – ha commentato Antonio Pacher, presidente di Fondazione Comunità Solidale – è appannaggio di tutti, pubblico e privato insieme, per cui siamo felici di continuare la collaborazione iniziata sei anni fa con Trentino Sviluppo nell’ambito del progetto magazzino mobili, che oggi qui in Vallagarina impegna oltre 50 volontari, pronti ad aiutare le persone vulnerabili ma anche coloro che stanno affrontando l’emarginazione sociale o un momento di difficoltà economica. Pensando alle loro crescenti necessità e all’emergenza abitativa abbiamo chiesto e ottenuto questi nuovi spazi che saranno operativi già a partire dal prossimo mese di settembre».

Il contratto di comodato gratuito firmato oggi interessa un edificio di 930 metri quadrati coperti, ha durata temporanea pari a 12 mesi e va a consolidare la collaborazione avviata nel 2012, anno in cui Trentino Sviluppo concesse a Fondazione Comunità Solidale – braccio operativo dell’Arcidiocesi di Trento e della Caritas Diocesana di Trento – l’utilizzo dell’ex casa cantoniera A.N.A.S. di via Manzoni. La struttura, ribattezzata “Casa accoglienza Km 354” venne poi adibita dai volontari a struttura residenziale semi-protetta per uomini adulti in situazioni di emarginazione sociale o temporanea difficoltà.

Sempre per le famiglie vulnerabili della Vallagarina è stato pensato il progetto “Magazzino Mobili”. Avviato nel 2014, in una palazzina del compendio ex Ariston di via Brennero – concesso da Trentino Sviluppo a Fondazione Comunità Solidale in comodato gratuito – il progetto prevede che tre giorni in settimana, per mezzo di due furgoni, i volontari si rechino a ritirare i mobili dismessi e in buone condizioni donati dagli abitanti del comprensorio alle famiglie in difficoltà. I mobili vengono poi portati all’ex Ariston dove, ogni venerdì pomeriggio, gli aventi diritto possono ritirarli a un prezzo simbolico. Qualora si tratti di persone anziane o particolarmente in difficoltà, i volontari si attivano per aiutarle anche nel montaggio dei mobili scelti presso le loro abitazioni.

Nel solo 2017 il progetto ha donato cucine, armadi e salotti a 378 famiglie, nonché allestito 15 appartamenti per l’emergenza abitativa. Numeri importanti, che hanno reso necessario individuare nuovi spazi per lo stoccaggio dei mobili nel compendio ex Ariston: di qui l’accordo siglato oggi per adibire a tale scopo quella che era la palazzina mensa e servizi dello stabile. Un bell’esempio di riqualificazione industriale all’insegna dell’economia circolare e della solidarietà.

Sono circa 250 i volontari impegnati nelle diverse attività e nei 13 progetti avviati sul territorio e gestiti da Fondazione Comunità Solidale e dalla locale Caritas in collaborazione con le parrocchie: tra questi “Il Portico”, con centro diurno e casa di accoglienza, l’Unità di Strada, la Casa accoglienza Km354, Progetto Fiorenzo, Progetto “APP”, Ce.d.A.S. Rovereto, il Magazzino Mobili, il Negozio Altr’Uso, il Credito Solidale. (Testo e immagini a cura dell’Ufficio stampa di Trentino Sviluppo) 

La consegna della chiavi da parte dell’assessore Olivi ai responsabili di Caritas e Fondazione Comunità Solidale

Panchina Pulita, per togliere cartacce e pregiudizi. Partecipano anche Caritas e Fondazione Comunità Solidale

A Trento domenica 1 luglio ritrovo in piazza Dante, divisione in squadre, pranzo finale a San Pio X
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Ritorna domenica 1 luglio a Trento l’iniziativa “Panchina pulita“, per ripulire la città da cartacce e pregiudizi. All’iniziativa collaborano diverse realtà coordinate dall’Associazione Nuovamente in collaborazione con il Comune (Assessorato politiche sociali) . Tra loro, per la Diocesi di Trento, vi sono Caritas e Fondazione Comunità solidale che s’affiancano a Punto d’incontro, Associazione Volontarinstrada, AMA,  Villa S.Ignazio, Centro Astalli. Ad imbracciare ramazze e cestini saranno operatori, volontari e ospiti delle strutture coinvolte. Tra loro anche richiedenti protezione internazionale. Ritrovo in piazza Dante alle ore 9.00, divisione in quadre di lavoro nelle aree intorno alle stazioni dei treni e delle autocorriere, il sottopasso ferroviario, corso Buonarroti, via Vannetti, vuia Gazzoletti e aree adiacenti. Alle ore 12.00 pranzo presso la parrocchia di San Pio X.

La presentazione dell’iniziativa giovedì 28 giugno in Comune a Trento con l’assessora Maria Chiara Franzoia

L’iniziativa è arrivata alla sua sesta edizione e, in questi anni, ha mostrato come fare assieme sia il modo migliore di conoscersi.

L’Associazione Nuovamente è una associazione di promozione sociale che nasce nel giugno 2012 sui presupposti di un “fareassieme nel sociale” sperimentato grazie a un progetto di sensibilizzazione sulla figura del senza dimora e di altre esperienze che si sono sviluppate all’interno dell’area inclusione sociale dei servizi sociali del Comune.

L’associazione nasce dalla volontà di un gruppo di persone, operatori, utenti esperti e cittadini, di promuovere e favorire l’integrazione sociale e lavorativa di persone, italiane e straniere, senza dimora e che vivono condizioni di emarginazione e povertà, e di contrastare i pregiudizi riguardanti questa condizione. Gli utenti esperti portano un contributo importante all’interno dell’associazione, per aver vissuto in prima persona tali esperienze, e quindi partecipano pienamente a tutte le attività organizzate. Più della metà dei soci fondatori sono, o sono stati, utenti dei Servizi Sociali.

 

 

 

Arcivescovo Lauro al campo profughi di Marco

“Non si può vivere in 14 in un container.  La Diocesi mette a disposizione da subito 22 posti"
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L’arcivescovo Lauro Tisi ha visitato nella mattinata di mercoledì 24 gennaio il campo profughi a Marco di Rovereto. Accompagnato dall’assessore provinciale Luca Zeni, dai responsabili di Cinformi e della Croce Rossa, monsignor Tisi ha potuto verificare le condizioni in cui sono ospitati, attualmente, 237 richiedenti protezione internazionale. Ha passato in rassegna gli spazi comuni – un’aula scolastica, la mensa, un locale ricreativo –  per poi soffermarsi a lungo all’interno di uno dei container, ciascuno dei quali con quattordici posti letto su strutture a castello, in spazi oggettivamente ristretti. Qui ha potuto ascoltare le ragioni di uno degli ospiti.

      

FOTO ZOTTA

“E’ una situazione che parla da sola, così non va. Non si può stare in quattordici in un container”, commenta a caldo l’Arcivescovo, pur riconoscendo le difficoltà gestionali in capo all’ente pubblico. Intervenendo in diretta ai microfoni della radio diocesana Trentino inBlu, Tisi garantisce: “Mi sento interpellato in prima persona a muovermi, più che a parlare, per alleviare la situazione. Per questo la Diocesi mette da subito a disposizione ventidue posti in località San Nicolò, in appartamenti dove erano ospitate famiglie siriane, giunte con il corridoio umanitario. Altri nove posti saranno presto disponibili in  due diverse località”.

Con l’arcivescovo Lauro, questa mattina a Marco, anche Roberto Calzà e Cristian Gatti, direttori rispettivamente di Caritas e Fondazione Comunità Solidale, le due realtà diocesane che gestiscono l’accoglienza dei migranti. Monsignor Tisi, anche a seguito della visita al campo di Marco,  rilancia un appello alle comunità cristiane: “Ho parlato con i ragazzi ospitati al campo e mi porto dentro le loro problematiche esistenziali, che vanno ben oltre il disagio di un container. Anche nel pensare una ricollocazione, bisogna tener conto dei percorsi di integrazione e formativi che in molti casi sono già stati avviati sul posto”.  “Da parte mia  e anche dei preti che sono impegnati in questi giorni nella formazione a Villa Moretta, c’è piena apertura, come dimostra il fatto che abbiamo già messo a  disposizione una ventina di canoniche in Trentino. Dobbiamo però lavorare ancora sulle nostre comunità, per accrescere la disponibilità all’accoglienza, già riscontrata, e vincere eventuali paure che si sfaldano solo con l’incontro. Il mio intento – conclude Tisi – è far di tutto per invitare le comunità ad aprirsi”. 

 

“Passiamo dalla povertà al volto dei poveri”

L'appello del Vescovo ai volontari Caritas in vista della Giornata dei poveri (19 novembre)
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“La chiamiamo Giornata della povertà, ma in realtà è la Giornata dei poveri. Questo però dice la deformazione in cui cadiamo spesso: siamo bravi a parlare dei problemi, più che delle persone”. Non nasconde un limite (anche dell'”ecclesialese”) l’arcivescovo Lauro rivolto a un’ottantina di volontari dei Centri di ascolto Caritas (da tutta la Diocesi e dei punti di ascolto parrocchiali del capoluogo), riuniti nel pomeriggio di mercoledì 8 novembre, nella sede CedAS di via Giusti a Trento. Introdotto dal direttore della Caritas Roberto Calzà, monsignor Tisi dialoga a partire dall’intuizione di papa Francesco che ha fortemente voluto la prima “Giornata Mondiale dei poveri“, in calendario domenica 19 novembre. Don Lauro prova a riscrivere un grammatica della carità che si “alleni – sottolinea – a frequentare il volto dei poveri: se consegno il mio pacco viveri ma non scatta un incrocio di sguardi con il destinatario, allora – ammonisce – non ho fatto carità”. Parla poi del “rischio che i poveri divengano lo strumento per raccontare noi stessi” e invita a pensare alla vicinanza ai poveri non come l’opera di singoli volontari, ma come espressione comunitaria. Fino alla provocazione più forte: “Papa Francesco sogna una Chiesa povera e per i poveri. Io sogno che scompaia la Caritas e cresca la Chiesa diocesana che fa la carità. Sogno che si arrivi a dire che i cristiani trentini li trovi sulla strada, nel dormitorio… perché il povero deve inquietare tutti, ogni credente!”. Infine, un duplice appello: ad agire nella gratuità, avendo come “codice di orientamento Gesù di Nazareth e la sua umanità” e a coltivare la “leggerezza della speranza: sei sicuro di portare la carità di Gesù – ha concluso l’Arcivescovo rivolto ai volontari – se una storia di dolore la affronti facendo percepire al povero che lui è incanto e luce”.  Al termine dell’incontro, un duplice dono a don Lauro: una sciarpa e libretto con storie di persone incontrate dai volontari CedAS.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terremoto, 500 mila euro raccolti da Caritas diocesana

Con Caritas Nordest costruito a Norcia Centro sociale e riaperte stalle
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Terremoto in centro Italia: ammontano a poco meno di mezzo milione di euro le offerte raccolte dalla Caritas diocesana di Trento dall’autunno 2016 ad oggi. I fondi, frutto della generosità dei trentini, sono stati destinati, in accordo con Caritas Nordest, a progetti di ricostruzione e rilancio delle attività economiche, in particolare nella zona di Norcia, in Umbria, una delle più colpite dal sisma.
Già nella colletta nazionale del 18 settembre 2016, conseguenza delle prime violente scosse in centro-Italia di fine agosto, erano stati donati in diocesi 319 mila euro, sugli oltre 2 milioni complessivamente raccolti nelle diocesi del Nordest. Tali fondi sono stati inviati a Caritas italiana che li ha investiti nella costruzione del Centro di comunità di Norcia inaugurato lo scorso 16 giugno.
Altre offerte, pari a 164 mila euro, sono state raccolte nei mesi a seguire da Caritas Trento e messe a disposizione della Delegazione Caritas Nordest per progetti seguiti in prima persona da Roberto Calzà, direttore della Caritas diocesana trentina, referente per la Delegazione.
Complessivamente, quindi, le offerte raccolte in Trentino ammontano a 483 mila euro.
La Delegazione ha messo a disposizione della Caritas di Spoleto-Norcia poco più di 1 milione di euro. Di questa somma, gestita dalla Delegazione triveneta, ad oggi sono già stati spesi oltre 300 mila euro così distribuiti:

– € 25.000 Moduli abitativi/roulotte/camper
– € 37.000 Box /casette
– € 25.000 Promozione prodotti locali in vari eventi fieristici (tra l’altro verranno anche a Trento a ottobre a “Fa’ la cosa giusta” )
– € 112.240 4 tunnel agricoli modello 21×12
– € 28.800 2 tunnel agricoli modello 12×10
– € 24.400 1 tunnel agricolo modello 20×10
– € 29.280 Allestimenti per 3 stalle
– € 6.000 Coibentazione e stufa
– € 18.000 platee in cemento per nuove stalle (da completare con ulteriori costi)

Si riparte dalle stalle

Il 31 maggio scorso l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, Renato Boccardo, ha inaugurato una delle tre stalle per bovini realizzate grazie al sostegno della Caritas locale e delle Caritas del Nord-est italiano. Si tratta di un passo fondamentale nel rilancio delle attività agricole e zootecniche, settore duramente falcidiato dal sisma dell’autunno scorso. In totale sono state donate sette strutture: tre stalle e quattro magazzini per il deposito di mezzi agricoli, foraggio e sementi. La spesa complessiva è stata di circa 350 mila euro.
Ora l’impegno della Caritas nei territori della Valnerina proseguirà con iniziative a sostegno dei commercianti e degli imprenditori-artigiani locali.

Comunità al “centro”

La spianata della località Madonna delle Grazie (dove la chiesa è completamente rasa al suolo e la casa di accoglienza per i ritiri è irrimediabilmente lesionata) ha preso vita nell’autunno scorso grazie al campo voluto dalla Caritas locale per dare un segno di attenzione alla popolazione. Una sorta di enorme centro di ascolto, con container e tendoni per magazzino beni materiali, spazi di incontro, ospitalità dei volontari che seguono e gestiscono le attività. Francesca e Rinaldo sono gli animatori di questa presenza, che comprende la visita alle persone in stato di bisogno (siano essi imprenditori o anziani soli), il coordinamento dei vari interventi e la gestione dei numerosi volontari. Oggi il campo comprende un paio di casette (una per il parroco e una per la coppia), un magazzino prefabbricato, un paio di container e soprattutto il nuovissimo Centro di Comunità (costato poco meno di 450mila euro) costruito da Caritas Italiana grazie ai fondi della colletta nelle chiese del Triveneto del 18 settembre scorso (complessivamente, due milioni di euro), inaugurato il 16 giugno scorso alla presenza delle autorità locali e del presidente CEI, il card. Bassetti.

Giovani in campo a Norcia per un’estate alternativa

L’estate sarà un momento particolarmente intenso e fruttuoso per poter consolidare una presenza vicino alle popolazioni colpite dal sisma. La Caritas diocesana di Trento, in collaborazione con la Delegazione Caritas Nordest, lancia la proposta di un impegno estivo in questi territori. Si tratta di un campo di servizio, che si terrà a Norcia dal 21 al 28 luglio, per giovani maggiorenni. E’ l’occasione per conoscere un terra provata dal terremoto, per incontrare persone che hanno bisogno di attenzione, per fare animazione con bambini e adulti (il Grest continuerà tutta l’estate), per intessere relazioni di prossimità.
Per iscrizioni (restano ancora alcuni posti disponibili): volontario.caritas@diocesitn.it o www.diocesitn.it/caritas

La Chiesa di Francesco? Ripartire dall’amore”

Molti gli stimoli del convegno Caritas, ospite il vescovo di Belluno Marangoni
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Solo l’amore, la carità consentono alla Chiesa di sognare. Una Chiesa capace di vivere la fraternità, pienamente immersa dentro questo tempo, senza pretendere di avere risposte ma con il coraggio di mettersi in ascolto e porsi domande. E’ il messaggio a più voci risuonato questa mattina a Trento, in un’affollata Sala della Filarmonica, nell’annuale convegno della Caritas diocesana, momento di ricarica soprattutto per i tanti volontari (più di trecento) che operano in tutto il territorio diocesano.  Al centro del confronto, la Chiesa sognata da papa Francesco “inquieta, vicina agli abbandonati, ai dimenticati”, così come la indicava Bergoglio al convegno ecclesiale di Firenze (2015).

 

Ricchi gli stimoli usciti dalla mattinata, coordinata dal direttore di Vita Trentina Diego Andreatta e aperta  dal prof. Alberto Conci, docente al Liceo cittadino Da Vinci. Conci ha offerto una ri-lettura attualizzante del “Magnificat”, l’inno di Maria dopo l’Annunciazione, “in cui mostra la gioia per lo sguardo rivoltole da Dio e la gioia per le opere del Signore nella storia, in particolare l’esaltazione degli umili”.

Il direttore della Caritas Roberto Calzà ha ripreso i verbi utilizzati dal Papa per descrivere la missione di una comunità di credenti capace di “comprendere, accompagnare e accarezzare”, coltivando la speranza e la misericordia. “In Caritas – ha sottolineato –  siamo uomini e donne d’azione ma talora poco attenti a coltivare sentimenti di empatia e  di  attenzione alle persone e al loro vissuto. Non  basta l’interventismo. Dobbiamo mostrare il volto di una Chiesa che sa essere davvero come una mamma!”.

La relazione principale era affidata al neo-vescovo della diocesi di Belluno-Feltre, Renato Marangoni (nominato lo stesso giorno del vescovo di Trento Lauro, il 10 febbraio 2016)  che con entusiasmo e semplicità ha tracciato alcune coordinate per provare ad essere cristiani fedeli al mandato di Francesco. “Nessuno sguardo su Dio ci può portare lontani dalla storia”, ha esordito. ”Noi siamo questo mondo, non possiamo prendere le distanze da quello che siamo e dal contesto in cui viviamo. Non esiste una chiesa senza mondo. Alcune sante devozioni rischiano di portarci altrove, lontani  dal Vangelo e dalla logica della discesa nella carità, come fece il buon samaritano che scendeva da Gerusalemme a Gerico.  Questa è la direzione della Chiesa. E’ l’amore, dono dello Spirito Santo, ad animare il sogno”.

Monsignor Marangoni ha invitato quindi operatori e volontari, definiti “ministri della carità”,  a coltivare il dono del “discernimento e del dialogo, senza pretendere di avere risposte ma coltivando domande”. “No alla terapia d’urto – ha  raccomandato –  serve capacità di ricezione”. Certi che ormai “un certo tipo di cristianesimo – ha aggiunto – è finito, dobbiamo comunque avere il coraggio di ripartire, come ci chiede il Papa, di generare di nuovo, senza pensare di raccogliere i frutti, ma con grande serenità e fiducia, mostrando un’ospitalità contagiosa”.

“Non ci sono conclusioni da trarre ma solo nuovi inizi”, ha commentato in chiusura l’arcivescovo Lauro, dopo le domande della sala. “Il cristiano – ha aggiunto  – è  un ‘destabilizzato’ strutturale. Chi incontra Gesù si mette in cammino. E l’essere discepoli non si manifesta, però, prioritariamente, nel servizio concreto, ma nell’esperienza fondamentale di sentirsi fratelli e sorelle”. “La vera povertà – ha aggiunto Tisi – è l’essere di nessuno. Senza una Chiesa fraterna avremo una Chiesa dei servizi ma non una Chiesa che serve”. L’arcivescovo Lauro ha citato alcuni segni incoraggianti come l’accoglienza  dei migranti in molte comunità cristiane e la sinergia tra Caritas e altri settori della pastorale come giovani e lavoro. E ha concluso: “Mettiamoci in cammino, il primo viandante sono io”.

Foto Zotta

Povertà, i dati di Caritas e Fondazione

27 ottobre, si presenta il rapporto sull'attività 2015
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Dopo un lungo lavoro di analisi, di confronto, di incontri e di approfondimenti, con tanti soggetti partecipi dell’impegno verso gli altri sul territorio, esce il Rapporto 2016 dei servizi della Caritas di Trento e di Fondazione Comunità Solidale. Il percorso, seguito dal prof. Molinari dell’IRES del Friuli Venezia Giulia, presenta uno spaccato ben definito di una società trentina in difficoltà. Oltre 3mila persone incontrate, storie, volti e fenomeni che fanno riflettere e devono mettere in moto le nostre comunità.

Il Rapporto, intitolato “Camminare insieme, agli impoveriti, alla Chiesa, alle comunità” sarà presentato giovedì 27 ottobre alle ore 10 presso la sala del Centro Bernardo Clesio in via Barbacovi 4 a Trento.