Quale Chiesa? Il Consiglio pastorale si interroga

Proficua riunione sabato 11 in seminario. Nelle difficoltà, segni di alba più che tramonto
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Quale Chiesa nel futuro del Trentino? La domanda ha animato l’ultima riunione del Consiglio pastorale diocesano, nella mattinata di sabato 11 novembre in seminario  a Trento. Davanti ai laici che rappresentano tutte le zone pastorali della diocesi, l’arcivescovo Lauro (accanto al vicario don Saiani e alla delegata per i laici Cecilia Niccolini) ha declinato la domanda di fondo in prospettive concrete, rilanciando alcuni interrogativi, a partire dalla relazione dell’Assemblea diocesana di settembre. Alla base, la capacità di interpretare la “penombra” di oggi in chiave di alba o di tramonto:  “Quali sono, nelle vostre realtà – ha chiesto don Lauro – le prassi che portano a leggere il tempo come abitato da Dio e quali, viceversa, conducono a un binario morto?”. Ancora: “Se la Chiesa, intesa come comunità di credenti, più che come laici preti, è chiamata a testimoniare il Dio mite di Gesù di Nazareth, come trasformare in concretezza, nella vita pastorale, questa visione di Chiesa e di Dio? E come far si che nelle nostre comunità si possa vivere, concretamente, l’esperienza della comunione? Il rapporto tra preti e comunità favorisce un percorso di comunione o lo rende difficile? Le strutture organizzative e pastorali sono funzionali oppure no?”.

Dal confronto, l’ammissione di una fatica diffusa ma anche molti segnali incoraggianti, nella direzione dell’alba più che del tramonto. Emergono esperienze territoriali in cui, pur partendo da piccoli numeri, si intravvedono i colori della speranza: dai giovani che si mettono in gioco in val di Fiemme (anche grazie al coinvolgimento attraverso i social), alla ventata di entusiasmo e di spiritualità portata dalle suore clarisse in Primiero, dalle richieste di incontro tra comunità storicamente distanti (es. Vanoi con Primiero), ai ragazzi che vogliono tornare a frequentare la comunità anche nel post-cresima  (Valsugana Orientale) e, talora, chiedono, loro stessi, alle catechiste di abbandonare una proposta vecchio stampo a favore di modalità nuove di annuncio (Riva), agli oratori che tornano ad essere abitati (Rotaliana). Comune la constatazione di parrocchie che devono necessariamente ridisegnarsi, non più identificate nel volto del prete. Ma devono farlo scoprendo un nuovo rapporto con Dio. “Sul volto di Dio siamo digiuni”, ha ammesso don Lauro che ha chiesto ai laici di “aiutare i preti a rapportarsi a questa nuova fase” e ha concluso: “Se nel passato tutto era scontato, ora dobbiamo rilanciare il credo in Gesù di Nazareth, figlio di Dio”.