Prometeo il manipolatore, primo nemico dell’educazione

Barzaghi ha aperto il ciclo all'Arcivescovile
facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

La figura di Prometeo al centro del primo incontro mercoledì 7 febbraio al Collegio Arcivescovile nel ciclo dedicato ai “nemici” dell’educazione.

Prometeo non è maestro, ma astuto sottrattore: ruba il fuoco a Zeus con l’inganno. Gesù coinvolge gli uomini e si coinvolge con loro. Il sapere come potere, di cui l’uomo si impossessa con la prevaricazione, conquistando e manipolando, oppure come trasmissione e condivisione che permette di mettere in comune la conoscenza e di far crescere sia maestro che discepolo.

È la differenza tra modelli educativi antagonisti messa in evidenza da padre Giuseppe Barzaghi,  sacerdote domenicano, direttore della Scuola di Anagogia di Bologna e socio corrispondente della Pontificia Accademia di san Tommaso in Roma, ospite del primo incontro dedicato a “I nemici dell’educazione”, incentrato sulla figura mitologica di Prometeo, svoltosi mercoledì 7 febbraio nell’aula magna del Collegio Arcivescovile, a Trento.

Introdotta da un video composto dalle interviste realizzate da studenti e studentesse frequentanti il liceo Arcivescovile per le strade di Trento e poi ad alunni e alunne della scuola elementare, “interrogati” sul mito prometeico, la serata è proseguita con la riflessione di padre Barzaghi, che ha efficacemente tratteggiato le caratteristiche che rendono tale un maestro rispetto ad un istruttore.

“L’istruzione prepara una costruzione, ossia qualcosa che si appoggia, imponendosi, dunque chi la subisce, resta umiliato. Le istruzioni dicono tutto, ma non permettono di crescere perché dipendi da esse, la maestria non ti dice tutto ma ti comunica l’abilità nel fare che ti rende libero, capace di risolvere i problemi da solo: non è un costruire, è un educare”.

“L’istruttore non spiega – ha proseguito il sacerdote -, il maestro fa emergere ciò che sai già e non ha bisogno di imporsi: è autorevole e per questo chi si affida a lui raggiunge la maturità per contagio. La conoscenza presuppone un’obbedienza da parte del discepolo che si lascia ammaestrare: il sapere viene assimilato, non derubato. L’istruttore ti rende dipendente, il maestro invece riconoscente, crea una comunione rendendoti consapevole di ciò che non sapevi di sapere”.

La maestria, ha detto in conclusione padre Barzaghi rispondendo alle domande della sala, è capace di educare alla ricerca che significa anche considerare il dubbio indispensabile: “Il vero ti guarda ma non sai guardarlo, si nasconde dietro al dubbio, che lo protegge e muove la ricerca. Il vero genera sicurezza: essere sicuri significa dire ciò che è constatabile per te e questo non genera combattimento con l’altro, ma conversazione”.

Il ciclo di incontri, promosso per l’ottavo anno consecutivo dal Collegio Arcivescovile, in collaborazione con Artigianelli, Sacro Cuore, Istituto Salesiano e Sacra Famiglia, insieme alla Fidae e all’Agesc, l’Associazione genitori scuola cattolica, continuerà mercoledì 21 febbraio con “Sisifo” e giovedì 1 marzo con “Narciso”, con ospiti rispettivamente Francesco Stoppa e Arnaldo Colasanti. (Patrizia NIccolini)