Paternità da ripensare

Massimilla-Lizzola per l’ultima Cattedra del Confronto
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Ultimo incontro della Cattedra del confronto 2018, dedicato al tema dell'”Essere… padri”, esplorato dalla psicologa Barbara Massimilla e dal pedagogista Ivo Lizzola lunedì 19 marzo in un’affollata Sala della Cooperazione, a Trento. In avvio una constatazione: al padre si è tradizionalmente attribuito un ruolo direttivo che si riteneva forte e certo, oggi invece la paternità sembra essere più fragile per molti motivi, tra i quali l’emancipazione femminile e il fallimento di modelli educativi basati sull’autoritarismo.
“Appare necessario ripensare la figura del padre – ha evidenziato don Andrea Decarli nel saluto introduttivo -, ma la componente narcisistica non gioca a favore di una reale assunzione di responsabilità. Alla paternità sono connessi compiti quali la trasmissione del rispetto delle regole e dell’eredità, l’accompagnare il figlio nel passaggio che porta a uscire dal nido familiare per consentire l’ingresso nella vita sociale, ma c’è ancora possibilità per questo ruolo paterno o è destinato a scomparire? Quali caratteristiche deve avere la paternità per conoscere una nuova alba?”.

Alla riflessione degli ospiti (vedi n.12 Vita Trentina) è seguita la visione di un breve video con spezzoni tratti da alcuni film sull’argomento, poi spazio a domande e osservazioni della sala: suscitò scalpore l’omicidio di Novi Ligure compiuto da Erika e Omar, e colpì molto il tentativo del padre di Erika di ricucire il rapporto con la figlia; il tempo attuale è molto veloce: il padre dovrebbe consegnare ai nativi digitali strumenti di interpretazione della realtà che non possiede. Emerge il bisogno dell’uomo forte al comando: c’è un antidoto a questa deriva? Cosa significa trasmettere memoria? Come pulisci il futuro quando il presente è sporco?

Sono situazioni estreme alle quali possiamo opporre la capacità di fare luce dialogando con la nostra parte distruttiva – ha risposto Massimilla -. Già nel ˈ66 Adorno diceva che la figura del padre era in crisi dagli anni 50 in poi: si sperava che ciò significasse maggiore libertà per le donne e i figli, invece c’è stato uno scollamento tra universo maschile e femminile. L’onnipotenza è un meccanismo di difesa attraverso il quale neghiamo la nostra fragilità. Pulire il futuro è possibile nella tensione al bene, nei piccoli gesti di volontariato in cui siamo utili agli altri. La memoria si trasmette raccontando la propria storia, ammettendo i propri errori. Compito del padre è scegliere le parole giuste per educare al vero e cioè alla libertà”.

Ci sono molti padri, madri e figli che provano a ridire la relazione ferita, lacerata e poi pian piano ricomposta – ha commentato Lizzzola -. Per capire ciò che è bene e ciò che è male, bisogna farsi carico dell’ombra dell’altro pensando che è anche in noi, e così facendo restituire la distinzione: questo è pulire il futuro. Il presente non è mai solo presente: è anche l’anticipo, la promessa di molti futuri. Consegnare la memoria è consegnare impegni ai giovani, mostrandosi seri nei loro confronti. L’umano sta tornando a nascere nella tessitura di nuove reciprocità tra donne, uomini, famiglie, comunità in cui matura una nuova convivenza: forme di prossimità coltivate da persone solidali. In esse c’è anche paura, e per questo tali forme di fraternità non riescono a tradursi in forme politiche, ma si tratta di recuperare un nuovo senso di libertà, non considerandoci spettatori della crisi sociale ma minoranze che sono segno di contraddizione”. (Patrizia Niccolini)