Missionari martiri, la lezione di Borzaga e Leonardelli

Partecipata veglia in San Francesco Saverio
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Nella giornata dedicata ai missionari martiri, partecipata veglia di preghiera venerdì 24 marzo a Trento in san Francesco Saverio, guidata dal vescovo Lauro. Ricordati il beato Mario Borzaga e padre Graziano Leonardelli. 

“Eravamo giovani, non c’erano strade nella foresta e ci si spostava da un villaggio all’altro superando zone pericolose, ma non pensavamo ai rischi: c’era molto entusiasmo e si viveva con la fede. Mario ce l’aveva ed era anche un grande poeta, vedeva lontano mentre noi eravamo più materialisti”.

Con semplicità e gioia padre Gigi Sion ha ricordato il confratello e amico padre Mario Borzaga durante la veglia presieduta dall’arcivescovo Lauro, celebrata venerdì 24 marzo nella chiesa di s. Francesco Saverio, a Trento, nell’anniversario del martirio di monsignor Oscar Romero vescovo di San Salvador, nel piccolo Stato centroamericano di El Salvador, rispondendo all’invito alla preghiera rivolto a tutta la Chiesa nella giornata in cui venivano ricordati i missionari martiri.

“In questi anni – ha proseguito padre Sion – abbiamo assistito ad un crescendo di attenzione e interesse fino alla beatificazione di Mario, ma lui è sempre stato con noi, prima come compagno di seminario, allegro ed entusiasta, poi come guida che ha illuminato il nostro cammino. Il Vangelo è nuova vita che germoglia, è il Signore che vive nella Chiesa: lasciamolo lavorare, Lui opera attraverso la nostra buona volontà e i missionari martiri che ci aiutano a superare le difficoltà”.

“Oggi pomeriggio ho incontrato i bambini della prima comunione della val di Gresta – ha raccontato il vescovo Lauro – e ho domandato se è meglio fare il cameriere o sedersi a tavola e farsi servire. Loro hanno risposto che preferiscono fare i camerieri e la gioia della vita cristiana consiste proprio in questo, nel servire”.

Alla veglia erano presenti anche suore nigeriane, africane e una indiana che hanno portato all’altare dieci rami d’ulivo, simbolo della pace, con una rosa rossa a indicare il sacrificio e il dono di sé dei missionari morti in nome della fede, 29 nel 2016, mentre sono 215 milioni i cristiani perseguitati nel mondo come ha ricordato don Giuseppe Caldera.

“Cercate miracoli? – ha aggiunto monsignor Tisi -. Eccoli: è il Vangelo che le ha portate qui. Ai tempi di padre Mario erano gli europei ad andare missionari in Africa, Asia, India, ora siamo noi a ricevere la buona notizia da missionari provenienti da terre lontane che ci restituiscono la fede: credete a loro e ai bambini che sono la bocca di Dio”.

“Vi auguro di diventare folli del Vangelo come padre Graziano Leonardelli che scriveva: Se il mondo impotente a resistere agli argomenti della verità, si sbarazzerà violentemente di noi, quella sarà la nostra più grande vittoria e il segno della loro sconfitta”, ha concluso ricordando la figura del missionario ucciso in Cina nel 1937, rivolgendosi ai seminaristi che hanno animato con il canto la celebrazione.

Durante la preghiera sono stati letti brani della vita di padre Mario e del suo catechista Paolo Thoj Xyooj, martiri in Laos nel 1970 e beatificati l’11 dicembre scorso, tratti dal libro “Per le strade che avevo sognato” di monsignor Giulio Viviani. Per loro si sta preparando una due giorni di festa il 29 e 30 aprile prossimi. (Patrizia Niccolini)