Lo STAT si chiamerà ITA

Nuova realtà anche per lo Studio Teologico Tridentino
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Ogni novità, ogni nuova nascita è sempre anche un ritorno alle origini, un riandare al passato per ritrovare la propria identità e la propria appartenenza, per inserirsi in un cammino con un passato e un futuro. Così avviene in quest’anno 2017 per il nostro Seminario Diocesano, l’ambito proprio in cui da secoli si insegna teologia, lo studio su Dio e sulla Chiesa, sulla Parola di Dio e sulle Verità della fede, sull’uomo e il suo rapporto con il divino, con la storia e con il mondo creato.

Dopo un decennio stupendo di cammino (dal 9 agosto 2006) e di esperienza dello Studio Teologico Accademico di Trento (STAT), legato allo Studio Teologico Accademico di Bressanone (STAB), aperto ai religiosi e ai laici, nasce un nuovo Istituto Teologico Affiliato (ITA) specifico per i soli seminaristi. Esso sarà affiliato alla Facoltà Teologica del Triveneto (FTTr), voluta nel 2005 dai Vescovi delle Chiese del Nordest italiano per assicurare e garantire nelle varie sedi delle Diocesi ai seminaristi, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e religiose e ai laici un’appropriata, solida e sicura preparazione teologica. Perché questa novità? Perché il nostro STAT dipendente dallo STAB non poteva arrivare a dare il titolo ecclesiastico chiamato Licenza (licenza, cioè permesso di insegnare), ma si fermava solo al Baccalaureato o Baccellierato. Le norme prevedono che un istituto accademico può esistere solo se arriva al superiore grado accademico, altrimenti deve essere associato, affiliato a una Facoltà che assicura il conferimento dei tre gradi accademici ecclesiastici di baccalaureato, licenza e dottorato.

Già ai tempi del Concilio di Trento il vescovo Cristoforo Madruzzo aveva pensato di istituire a Trento uno Studio teologico che assicurasse un’adeguata preparazione teologica e spirituale al clero della diocesi. Ciò avvenne per iniziativa del cardinale Ludovico Madruzzo nel 1593. La prima sede fu l’ex convento dei Crociferi in via Santa Croce (sede ora della FBK); poi presso Santa Maria Maddalena (attuale via Francesco Ferruccio). In realtà, la nuova fondazione non era molto di più che una riforma della vecchia scuola cattedrale, adattata a norma del recente Concilio. Nel 1618 la direzione venne affidata ai padri Somaschi, che la ressero fino al 1771. Nel 1625 i gesuiti avevano aperto un collegio in via Lunga (attuale via Roma) che provvide alla formazione di non pochi sacerdoti trentini. Dopo la soppressione dei gesuiti nel 1773, il vescovo Cristoforo Sizzo de Noris trasferì il seminario nel loro ex collegio. L’istituto teologico trentino sopravvisse al decreto dell’imperatore Giuseppe II, che disponeva che la formazione teologica dei preti di tutto il Tirolo destinati a ricoprire un incarico pubblico avvenisse esclusivamente ad Innsbruck. Nel 1863, terzo centenario della conclusione del Concilio di Trento, il vescovo Benedetto Riccabona decise la fondazione del “Collegio-ginnasio principesco-vescovile” con funzioni di seminario minore. Tale novità determinò una crescita dei candidati allo studio della teologia e rese necessaria una nuova sistemazione del seminario teologico. L’opera venne intrapresa dal vescovo Celestino Endrici che, all’indomani della sua elezione nel 1904, deliberò la costruzione di un nuovo edificio. Nel 1908 lo Studio teologico di Trento ebbe la sua sede in Corso Tre Novembre. Nel 1951 venne introdotto nel curricolo teologico il quinto anno e nel 1981 il sesto. Nonostante il livello degli studi e la qualificazione del corpo docente, ritenuti, anche nelle “visite apostoliche”, eccellenti, mancava il conferimento di un grado accademico.

Con il settembre 2017, lo STAT, non più riconosciuto e approvato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, viene quindi trasformato in un ITA, legato non più allo STAB, ma affiliato alla FTTr e destinato ai seminaristi delle nostre Diocesi di Trento, di Bolzano-Bressanone e di Belluno-Feltre. Esso prevede un biennio filosofico, un triennio teologico e un sesto anno più pastorale. I docenti sono i nostri sacerdoti, alcuni laici e religiosi e anche professori provenienti da altre facoltà e dalle diocesi vicine. Molti di loro sono gli stessi del nuovo Istituto di Superiore di Scienze Religiose con cui il nuovo ITA collabora concordemente fin da questi primi giorni di “fondazione” o meglio di “rifondazione”.

don Giulio Viviani, direttore dello STAT