Formazione come evoluzione della persona

Il docente di Storia
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Si potrebbe a prima vista ritenere che la formazione per una persona è solo una fase della sua vita che ad un certo punto si conclude perché il compito è stato assolto. Non ci vuole molto a capire che non è così: la personalità e le persone sono sempre in evoluzione, l’esperienza mostra che nel corso degli anni una persona può evolvere positivamente ma anche conoscere delle involuzioni talvolta sconcertanti e penose. La realtà è che una persona deve sempre avere cura di se stessa in maniera continuativa, prima di tutto dal punto di vista umano generale, sia individuale che relazionale; ma anche dal punto di vista professionale e lavorativo, per non parlare del piano spirituale. Già Sant’Agostino diceva che “non progredì, regredi est”: (la traduzione è facile) non progredire significa regredire.

Tutto questo è ancora più vero nel mondo attuale, in così forte evoluzione, dove i contesti e le situazioni rapidissimamente cambiano, come pure i parametri culturali e i linguaggi, per non parlare dei mezzi della loro comunicazione, la cui evoluzione tecnologica è addirittura vorticosa.

La comunicazione della fede e la guida pastorale di una comunità non sono risparmiate dalle sfide di questi rapidi mutamenti, anzi ne sono fortemente interpellate e provocate e perciò si impone la necessità per gli operatori pastorali di mantenersi continuamente adeguati al loro compito. Ciò ricorda anche quel testo fondamentale di teologia e azione pastorale che è la Evangelii gaudium di Papa Francesco: «Sogno – afferma il Papa – una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (nr. 27); e ancora: «Allo stesso tempo, gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono che prestiamo una costante attenzione per cercare di esprimere le verità di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità» (nr. 41). Tutto ciò domanda per gli operatori pastorali, prima di tutto e responsabili delle comunità, “formazione permanente”.

don Severino Vareschi, docente di Storia