“Beata Serafina, messaggio di grande attualità”

A Imer l'arcivescovo Lauro ha presieduto la celebrazione in onore della religiosa
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“Suore degli angeli, adoratrici della santissima Trinità: sembrano parole che si perdono nella notte dei tempi e che per il nostro oggi non hanno più nulla da dire. E invece sono di una attualità sconvolgente”. Così l’arcivescovo Lauro nell’omelia della solenne celebrazione eucaristica la sera di mercoledì 2 agosto, nella piazza della chiesa di Imèr, in Primiero, in occasione del 150° anniversario del messaggio della Madonna alla Beata Suor Maria Serafina del Sacro Cuore, all’anagrafe Clotilde Micheli, nata ad Imèr nel 1849, fondatrice delle “Suore degli Angeli”.  Tra le centinaia di persone presenti, molti fedeli provenienti da Faicchio (provincia di Benevento), dove ha la sede principale l’Istituto nato dall’intuizione di questa “figlia” di cui il Primiero va fiero.

La realtà dell’angelo – ha spiegato don Lauro – ci richiama quel di più di vita che è il bisogno segreto di ciascuno di noi, sete d’infinito, eterna inquietudine, domanda che mai trova casa. E’ la provocazione a trovare un senso all’esistere,  fuori dalle stanze dell’avere e del possedere. C’è bisogno di stupore, a cominciare dalla politica. Ma anche vescovi, suore e preti che spesso non si lasciano attirare dal mistero”. “Anche La Trinità è di un’attualità sconvolgente”, ha poi aggiunto l’arcivescovo che ha fatto cenno indirettamente alla tragedia di Tenno a inizio settimana. “Serve assenza totale di giudizio. Ma, forse, se andiamo alle radici delle relazioni malate, scopriamo che le nostre relazioni sono spesso solo in uscita mai in entrata. Che non si riesce ad ospitare nulla dell’altro. La Trinità, invece, ci mostra  la bellezza del Dio che è dono e accoglienza, parola e ascolto. Solo chi si lascia visitare può essere capace di donare”.

“150 anni fa – ha concluso l’arcivescovo Lauro – a sedurre Madre Serafina  è stato questo Dio, il Dio dell’esuberanza, del dare e del ricevere, della consapevolezza che ogni uomo è comunque e sempre un regalo. Davanti al quale gioisco ed esulto. Mentre noi rischiamo di distruggerci perché abbiamo smarrito la gioia di chiamarci fratelli e sorelle”.

 

Immagini dalla diretta Facebook del decanato di Primiero